L’internet ha un problema con la mascolinità tossica?

22 Novembre 2023
Posted in Digital, Web
22 Novembre 2023 Sottosopra Comunicazione

L’internet ha un problema con la mascolinità tossica?

Venerdì 25 novembre sarà la Giornata Internazionale conto la Violenza sulle Donne e in Italia abbiamo inaugurato la settimana con il 107º femminicidio dall’inizio del 2023. Ma l’anno non si è ancora concluso, nel 2022 abbiamo raggiunto quota 124 femminicidi: e c’è ancora tempo.

In ambito di violenze di genere, il 2023 ha visto anche l’entrata in (e la rapida uscita di) scena del #metoo delle agenzie pubblicitarie. Un grosso caso di molestie e violenze sul lavoro che ha coinvolto l’intero settore della comunicazione. Poteva essere l’occasione per aprire la discussione in tutti settori ma no, pericolo scampato, quasi nessuno se ne è occupato e i vertici stanno ancora tutti al loro posto (lasciando interdetti persino quelli del New York Times). Così come non ha smosso nulla una Presidente del Consiglio che lascia il suo compagno a seguito dei di lui atteggiamenti sessisti e molesti nei confronti delle colleghe. La reazione del Paese: il nulla cosmico se non l’opportunità di spettegolare per un paio di giorni.

In Italia siamo molto bravi ad abbaiare per 48h, poi tutto torna nel dimenticatoio, insieme alle promesse di percorsi formativi nelle scuole, alle lauree mai prese perché ti hanno ammazzata il giorno prima, alle poesie ribelli e alle lacrime e la rabbia di chi resta.

Spesso quando il nostro Paese ci pare un residuato medievale ci rincuoriamo pensando “alle nuove generazioni”: più smart, più green, meno stronze e in generale con la testa e il cuore al posto giusto. Poi arriva un Turetta qualsiasi, classe 2001, e anche la speranza nelle nuove generazioni va a farsi benedire. Ma a proposito di nuove generazioni, qual è la dieta mediatica dei giovanissimi?


Il 50% dei ragazzi tra i 12 e i 18 anni passa dalle due alle tre ore al giorno sui social e chattando, un dato in crescita rispetto al 2018 quando erano il 43%. L’80% vuole vedere contenuti di personaggi famosi o sportivi e il 76% di influencer. 

Dati: Telefono Azzurro via Prima Comunicazione

Qual è l’ideale di uomo che traspare dall’internet culture?

Aprire YouTube senza loggarsi è un’esperienza mistica. Le suggestioni che appaiono in home sono tutte di content creator maschi. Nell’ordine: un gameplay, l’ultima tronfia sfida di Mr Beast (lo YouTuber più seguito al mondo), un culturista con dei bicipiti grossi come dei parabordi, un video di “momenti inediti” di Cristiano Ronaldo (thumb: un fotomontaggio di lui in un orinatoio), alcuni video di “truffe scoperte” in stile Iene e, qualche scroll più giù, un paio di video di Mark Rober (ci torniamo) e ancora più sotto le prime content creator donne: due amiche che mostrano un make up tutorial e un video dell’illustratrice italiana e content creator Fraffrog.

In un metaverso fatto di bolle d’interesse, generalizzare non è facile, ma basta una rapida ricerca accademica e a mezzo stampa per notare come gli stereotipi, internazionali, della mascolinità tossica pullulano dal vivo come su Internet: un modello costruito sul dominio, il possesso, l’aggressività e la sopraffazione.

La campagna interattiva maaaate del sindaco di Londra contor la violenza di genere

Gli archetipi digitali del maschi eterobasic

IL FUSTO FISICATO
Di questa categoria fanno parte genericamente i calciatori, i guru del fitness che insistono sulla prestanza fisica, e i palestrati che fanno della cultura fisica una religione.

LO SPACCONE UN PO’ SCEMO
Questa categoria copre tutto il filone dei pranksters, gli YouTuber degli scherzi e delle bravate. Tipo Jackass ma fai da te. Ogni tanto finisce male, come quella volta che il collettivo romano The Borderline mentre filmava “50h su una Lamborghini” ha causato un incidente stradale che ha portato alla morte di un bambino di 5 anni.

QUELLO CHE SI È FATTO DA SOLO ED È PIENO DI SOLDI
In questa categoria si trovano dai trapper agli imprenditori presso loro stessi, che ti spiegano con video motivazionali come vincere nella vita, nel capitale e per i più “fortunati”, nei paradisi fiscali d’oltre mare. Ce ne sono di relativamente genuini, tipo Marcello Ascani, che racconta l’ambiente delle giovani start up e che nella cover dichiara proprio “sono un buon esempio per i vostri figli”.

Poi ci sono gli invasati di produttività e autocontrollo e i santoni, come gli altri ma più mistici. Si tratta di profili cosi basici che fanno il giro diventano comici (qui in un sketch di Edoardo Ferrario e uno del Musazzi )

IL PLAYBOY
Qua si apre tutto il mondo dei Pick Up Artist, gli insegnanti di seduzione che offrono corsi online a pagamento, e consigli gratuiti sui social a tema dating e lifestyle veicolando messaggi spesso problematici. In primis Andrew Tate, considerato da molti il simbolo di una nuova generazione di influencer che è emersa dagli angoli più oscuri di Internet e si è affermata nella coscienza mainstream: i cosiddetti “maschi alfa”.

Quanto sopra, tutto insieme, ma con più rabbia: la comunità incel e la manosphere

Cosa succede quanto tutti gli archetipi di cui sopra incontrano la frangia più insicura e frustrata degli uomini online?

Il ricercatore Matteo Botto spiega come “esistono ambienti online popolati prevalentemente da uomini che attuano comportamenti misogini. Sono persone molto differenti tra loro: attivisti per i diritti degli uomini (MRA), Incel (celibi involontari), membri dell’estrema destra e i Pick Up Artist solo per nominarne alcuni. Non si coordinano come un movimento politico, ma sono gruppi diversi uniti da un solo nemico: il femminismo e chi lo sostiene. Pensano che il femminismo non professi la parità di genere ma al contrario voglia mantenere saldo il potere delle donne della società, un potere secondo loro superiore a quello degli uomini e di cui nessuno parla. Per questo non è raro notare comportamenti sessisti in questi ambienti: revenge porn, doxing, hackeraggio dei profili di attiviste.” Botto lavora alla sua tesi sulla manosphere mentre ne divulga i risultati su instagram.

Quando l’uomo ideale incontra l’algoritmo

Ma se gli stereotipi di genere sono gli stessi sia dal vivo che online, è interessante osservare come le logiche dell’algoritmo rimastichino i grandi archetipi eterobasic. Kyle Chayka, esperto di Internet Culture, sottolinea come nella creator economy le entrate economiche “non necessariamente arrivano dal valore del contenuto in sé, ma dalla loro capacità di attrarre attenzione, di spostare gli occhi sulle inserzioni pubblicitarie”. In altre parole: abbassare la complessità al minimo comun denominatore, paga. Il che si traduce in una pletora di contenuti vacui e assurdi (nel migliore dei casi) e che rafforzano gli stereotipi di genere maschilisti nella peggiore. Questo accade per via di un’altra regola di base del content: più è polarizzante più genera engagement. Il più abile a sfruttare queste regole a suo favore è Mr Beast, il più famoso e a tratti controverso YouTuber degli anni ’20.

IL FENOMENO MR BEAST

MrBeast è considerato da sempre il creatore digitale per eccellenza. È il punto di riferimento per esperti digital marketing, che ne fanno un benchmark per il settore dell’intrattenimento in rete. Ed è per molti giovani YouTuber il modello assoluto, l’ideale da seguire. Per una serie di strategie e codici. Lo è, per esempio, per il ritmo con cui i video vengono editati, o la cura che viene riservata nella costruzione dei titoli o del thumbnail (in cui ha sempre la bocca aperta. ndr). Per la scaltra struttura dei secondi iniziali dei suoi contenuti, abilmente congegnata per catturare l’attenzione degli spettatori il più velocemente possibile. O ancora, per come si sviluppano le sue “olimpiadi”: delle maxi-sfide di destrezza che da anni, per ogni uscita sul canale, fruttano centinaia di milioni di visualizzazioni e super introiti economici, e che puntualmente vengono riprese da un esercito di emuli.

Tratto dalla newsletter Zio di Vincenzo Marino

 

Alcuni altri fenomeni interessanti si trovano tra i content creator italiani più seguiti. Si tratta di canali comici che spesso sfruttano gag che funzionano anche senza parole. Tra i più seguiti ci sono Arnaldo Mangini, un Mr Bean nostrano da 32M di followers su TikTok, Manuel Mercuri 23M di followers, anche lui campione della farsa muta e universalmente intelligibile, e i Mad Trinity, 15M di followers, ancora gag, ma con la musica.

Modelli positivi di mascolinità su internet

Fortunatamente internet è talmente vasta da offrire alternative. Uno di questi è Mark Rober, ex ingegnere NASA (tra quelli che hanno mandato Curiosity su Marte, per capirci) che fa video di ingegneria creativa. Dalle glitter bombs alla ricerca per capire se gli squali sono veramente attirati dal sangue, passando per video in cui rende l’ingegneria divertente e accessibile ai bambini, Rober incoraggia l’apprendimento con la sua linea di giochi da costruire e si mostra come uno zio divertente e un padre amorevole e protettivo verso il figlio autistico (che non viene mai mostrato ne strumentalizzato nei video).

Quando la competenza di uno scienziato NASA incontra la divulgazione di Alberto Angela e la cinematografia e lo storytelling di Wes Anderson: ecco Mark Rober.

Oltre a lui c’è il content creator situazionista italiano, Luis Sal, ex co-conduttore di Muschio Selvaggio con Fedez. Il marito di Chiara Ferragni è egli stesso un modello alternativo (è un papà presente e sensibile, sposato ad una donna estremamente più ricca e famosa di lui e aperto sulle questioni della salute fisica e mentale). Damiano dei Maneskin è un esempio per il mondo queer, Mahmood per quello non bianco, e YouTube è pieno di content creator “minori” che offrono approcci allo sport o al viaggio non convenzionalmente “macho”, basta cercare. Peccato che, come succede nella vita in carne ed ossa, gli stereotipi più facilmente accessibili sono anche quelli più problematici.

Uno sguardo al futuro: di che morte dovremo morire?

In senso letterale, se siete donne e dovesse trattarsi di morte violenta, nell’80% dei casi sarebbe colpa di un parente, che solitamente è il partner maschio. Se invece intendiamo la domanda in maniera metaforica, riferendoci all’evoluzione delle questioni di genere Italia, riporto due cose scritte da uomini che ho letto in questi giorni e che purtroppo mi trovano d’accordo.

Francesco Lo Piccolo su Repubblica sostiene che non esistono i maschi progressisti. “Siamo tutti stati almeno una volta nella vita, o anche più, quello che urlava sopra, quello che non faceva parlare, quello che spiegava come bisogna comportarsi, come bisogna fare una cosa, come bisogna vivere. Siamo stati quello che ha cercato di imporre il suo ruolo, quello che si è incazzato di più perché sapeva di avere torto, quello che non ha accettato che lei avesse un altro, quello che si ricorda che aveva ragione anche due mesi dopo e ti chiama per dirtelo, quello che quando parla a una riunione si rivolge ad altri uomini, quello che si dimentica come si chiama la collega, quello che manda messaggi ambigui a qualcuno per tutta la vita, quello che sul treno si sente in dovere di rivolgere la parola alla donna che ha di fronte soltanto perché è carina, quello che si appropria delle idee delle altre. […] E non solo, in questi anni in cui ci si occupa con meticolosità del problema, noi uomini a tutto questo siamo già insofferenti. Ci siamo già stancati, sbuffiamo.”

E Claudio Nader di Osservatorio Maschile, che in una recente intervista dichiarava che “per quanto tu voglia essere un buon alleato, combattere per qualcosa che non è tuo non ti trasforma fino in fondo. In maniera forse un po’ cinica, l’emancipazione maschile arriverà quando gli uomini vorranno vivere meglio per sé stessi, e non per il bene di altre persone: quando sarà per tutti, come lo è già per molti, una pura questione di qualità di vita.”

In conclusione

Quindi, amiche italiane, stringiamoci a coorte e chiediamoci: come possiamo migliorare ulteriormente la qualità della vita dei maschi? Facendo in modo che stiano più comodi in un mondo dove non ci ammazzano, rispetto al mondo attuale dove moriamo quasi esclusivamente per loro “amorevole” mano? Dev’essere dura effettivamente, immaginare un mondo in cui si può stare comodi anche senza ammazzare tua moglie, tua sorella, tua madre o tua figlia.

Se domani non torno, voglio essere l’ultima. Se domani non torno, brucia tutto.

Altre Reference:

 

Potrebbe interessarti: