Schedulare e altre parole che speriamo di non sentire più nel 2022

10 Dicembre 2021
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10 Dicembre 2021 Sottosopra Comunicazione

Schedulare e altre parole che speriamo di non sentire più nel 2022

Dicembre è sempre un momento per tirare le somme, anche in ambito linguistico. Google Trend ogni anno stila una classifica data driven dei termini più cercati per area geografica. Quella del 2021 non è ancora uscita ma potete guardare il super video di 2020 in words qui.

L’Accademia della Crusca raccoglie regolarmente le nuove parole, ma spesso lo fa con un leggero ritardo accademico. Essendo tutti immersi in un blob mediatico perpetuo e ubiquo, i trend linguistici si diramano velocissimi all’interno delle bolle digitali, rimbombando così forte da sembrare presto stonati, già sentiti troppe volte.

Il biennio 2020/2021, l’inscindibile era post Covid, è stato foriero di neologismi ma anche della diffusione e dell’abuso di termini noti diventati inascoltabili. Ecco le parole più dette del 2021 e che non vorremmo più sentire, le abbiamo divise in categorie, sentitevi liberi di farci sapere le vostre!

Le parole più dette del 2021 tra giornalismo e pandemia

In ambito giornalistico si parla spesso di paradigma, in una perpetua narrazione attorno ad argomenti che sono diventati esclusivamente “un tema” su cui è opportuno attenzionare la popolazione.

La pandemia ci ha regalato le parole più dette e di conseguenza nauseabonde. La povera resilienza, in psicologia l’adattamento positivo alle avversità, è diventata un riempitivo motivazionale. Siamo tutti diventati legislatori esperti in dpcm, un acronimo che non era mai uscito dalle aule del parlamento e che saremmo stati più felici se ci fosse restato.

Nel primo lockdown c’era la mitica autocertificazione (precursore ante litteram del tanto dibattuto green pass) che veniva aggiornata con un tempismo comico rapidissimo ma che paradossalmente veniva richiesta in versione cartacea. Con la seconda ondata sono arrivati i fantomatici congiunti, il termine ombrello più vago della lingua italiana che includeva a piacere qualsiasi affetto stabile dalla nonna allo spacciatore.

le parole più dette del 2021

Cluster delle parole più dette del 2020 via Infogram.

Ma la frase forse più odiata di tutte è stata “andrà tutto bene”. Dipinto a pennarelli su lenzuola appese ai balconi, l’augurio virale dei piccini è diventato il baluardo della positività tossica dei tempi moderni. Le cose non andavano bene prima, figuriamoci mò, Signora Mia. In quest’articolo di The Atlantic si filosofeggia sulla differenza tra positività tossica e ottimismo tragico. Da leggere.

E poi il balletto sempre attuale dei contatti: primo contatto, contatto stretto, contatto ad alto rischio, contatto a basso rischio. Ma quale contatto poi!? Che abbiamo passato quasi due anni in distanziamento sociale, con il divieto di ballare, il divieto di andare ai concerti, al cinema, a teatro… Le tipologie di contatto sono tante ma se incappi in quella sbagliata (tendenzialmente quella che include lo scambio di droplet, aka gli sputazzi) c’è la quarantena, termine che una volta si usava solo per gli animali che dovevano passare i confini Europei. 

Non ultimo c’è tutto quel filone giornalistico caratterizzato da terminologia bellica. I nostri eroi che combattono e cadono sul fronte della guerra al virus. Noialtri che combattiamo in trincea dal tavolo della cucina con uno smart working che sembrava una figata ma che è diventando sinonimo di superlavoro, apatia, multitasking selvaggio. Lavoro agile ma non agilissimo, la cui combo più letale è stata quella con la DAD, la didattica a distanza che ai nostri figli ha insegnato poco e tolto tantissimo.

La differenziazione tra lavoratori essenziali e non essenziali, la diffusione del settore delivery e della figura del rider, l’eroico fattorino le cui gesta sono state decantate troppo poco e retribuite ancora meno.

Le parole più dette del 2021 nel marketing

Che amarezza. Per farci tornare il sorriso andiamo a pescare nel nostro settore, che dalla notte dei tempi regala soddisfazioni lessicali. Il marketing è sempre stato terreno fertile per neologismi creativi e anglicismi pigri. Tra i più nuovi e ad alto coefficiente di sanguinamento auricolare segnaliamo:  ingaggiare e ingaggiante, sfidante e disruptive. Bisogna sempre stare attenti all’effort di una proposta e al suo scope. Premio alla carriera per “emozionale”, che sembra non voler abbandonare i nostri pitch nonostante suoni malissimo e ci fosse già una parola per indicare questo sentiment in italiano ed è emozionante.

le parole più dette del 2021

 

Sul tema “frasi fatte che si sentono agenzia di comunicazione” l’account Instagram di riferimento è @agenziastanca. Scopri il resto della nostra selezione di profili Instagram da seguire nel 2022, qui.

Le parole più dette tra amici e in famiglia

Tra amici e in famiglia si comincia con “ascolta un cretino” e si finisce con “mi taccio” quando si dispensano opinioni spesso non richieste, dette “per non saper né legger né scrivere”.

Le parole più dette dalla generazione Z

Chiudiamo con una mini carrellata di gergo giovanile che è ok, ma solo se avete meno di 25 anni, altrimenti è super cringe.

I Gen Z blastano quando i boomer attaccano, dissano gli altri cantanti invece che criticarli, friendzonano, ghostano e fanno orbiting quando noi altri siamo solo capaci di rifiutare le avances degli amici e ignorare o stuzzicare i nostri ex. Noi millennial avevamo il/la BFF, Best Friend Forever, l’amic* del cuore a cui mandare un sms con scritto TVB, mentre i giovanissimi hanno il/la BAE, quella persona che viene Before Anyone Else, la preferita tra i preferiti.

Che dite, in quanto specie umana abbiamo forse un problema con le frasi fatte? Contribuiamo allegramente alla loro circolazione fino alla nausea per poi rinnegarle? Pare di sì, come recita magistralmente Valerio Aprea in questo sketch che compara i neologismi del 2020 con quelli che Leo Longanesi enunciava ne “L’orgia dei frasifattari” del 1933, tra ciompi che girano e boccini che prillano!