Cosa resta di questa COP26?

2 Dicembre 2021
2 Dicembre 2021 Sottosopra Comunicazione

Cosa resta di questa COP26?

L’abbiamo chiesto a 5 esperti e le risposte non sono troppo incoraggianti.

È ormai trascorso un mese dal G20 di Roma e dalla convention dell’ONU sul clima a Glasgow. Se ne è parlato ossessivamente sui giornali per un paio di settimane ma, ora che gli animi si sono calmati, qual è il bilancio della COP26? Ci siamo poste due domande: Cosa ci portiamo a casa di positivo dalla COP26? E di negativo? Per la risposta breve forse bastano le lacrime amare del presidente della COP26 Alok Sharma durante la cerimonia di chiusura, per quella lunga abbiamo chiesto ad alcuni esperti di fiducia e abbiamo scoperto che gli animi non si sono affatto calmati.

bilancio della cop26

Le lacrime di Alok Sharma, presidente della COP26 e Segretario di Stato Britannico per l’impresa e l’energia.

Carlo Ghiglietti

Carlo Ghiglietti, Circular Economy & Sustainability Strategy Senior Advisor è il nostro mentore, che trovate anche in questa intervista. Gli diciamo sempre che paga il prezzo di essere 20 anni avanti. Forse anche per questo definisce la COP26 un totale fallimento.

Benché molti ritengono i risultati parziali come una vittoria senza se e senza ma, l’argomento principale (neutralità climatica al 2050 e lo stop all’uso del carbon fossile) è rimasto immutato sul tavolo dei negoziati, addirittura forse peggiorato nella sua primitiva richiesta.
Lo spostamento della neutralità climatica al 2060 per Cina e Russia e al 2070 per l’India, è una sonora sconfitta, nonostante qualcuno parli ancora di opportunità di crescita per questi paesi che ancora oggi si ostinano, malgrado il livello tecnologico raggiunto, a ritenersi in via di sviluppo.

È inoltre, palese, come i singoli Stati non abbiano la forza di negoziare da soli un problema così grande, senza il supporto dei loro maggiori azionisti, che dettano i tempi politici e finanziari.  Un evento come la COP, per essere performante, deve avere tutti gli stakeholders possibili al tavolo dei negoziati, soprattuto quei grandi player, che nella realtà dei fatti, dettano la finanza globale. Lasciare che operino nel buio per intralciare il futuro del nostro pianeta per puro interesse economico, non è né rispettoso verso l’umanità, né tanto meno etico, soprattuto in un evento che è stato fatto per definire una via d’uscita dalla fine.

Sarebbe più opportuno che la COP fosse un evento dove si incontrano i delegati delle COP locali/nazionali, che portano un negoziato locale, risultato di un vero confronto tra le parti (sociali, industriali, politiche) focalizzato sui veri problemi del Paese, misurato e negoziabile a sua volta!

La cosa più positiva, deve ancora venire; ma confido nei ragazzi, che stanno dimostrando un impegno considerevole verso il problema climatico. A loro il destino del nostro pianeta e a noi, oggi, la capacità di sostenerli attraverso la formazione e una scuola più innovativa, slegata dalle dinamiche politiche ormai non più al passo con i tempi.”

Danilo Spanu

Dalilo Spanu è uno dei nostri brand specialist preferiti, amico dell’ambiente e fondatore dell’agenzia Banana Splint. Il suo è un punto di vista totalmente privo di filtri.
“La Cop26 di Glasgow del 2021 ha definito realmente le regole su come salvare il mondo dalla catastrofe ambientale per la prima volta in assoluto e questa è l’unica, vera notizia positiva.

Regole che erano state discusse all’Accordo di Parigi del 2015. Ci abbiamo messo dunque sei anni solo per deciderle.
Tali accordi sostituiscono quelli del Protocollo di Kyoto, del 1997 che, però, sono entrati in vigore solo nel 2005. Ciò significa che, mediamente, impieghiamo circa 6 anni per capire di cosa abbiamo starnazzato su uno pseudo-trattato internazionale. Un pelo troppo, considerando che, mentre noi litigavamo su quali numeri scrivere su un pezzo di carta, le emissioni crescevano costantemente.

Siamo arrivati a vendere crediti di carbonio a chi vuole pagare il diritto di inquinare di più. Dalle violazioni dei diritti umani dei popoli in via di sviluppo ai progetti di compensazione, tutto si regola in maniera volontaria, libera. Vaga, come e più di prima.

La libertà di un individuo finisce dove inizia quella di un altro. Nessuno di noi è libero di inquinare il mondo come meglio crede. Finché non si capirà questo, ogni passo avanti sarà solo apparente.

Non si parla di come tornare a livelli accettabili, si parla di come non peggiorare troppo la situazione. Limitare l’aumento della temperatura di 1,5 gradi non è esattamente un trionfo ma una dichiarazione di resa sull’incapacità umana di rimediare ai propri errori.

Se non è una pessima notizia questa, non so quale lo sia.”

“Un evento come la COP per essere performante deve avere tutti gli stakeholders possibili al tavolo dei negoziati, soprattuto quei grandi player che nella realtà dei fatti dettano la finanza globale.”

Irene Ivoi

Non poteva mancare tra gli interpellati la voce brillante di Irene Voi, progettista di strategie circolari ed esperta di nudge oltre che autrice di numerosi articoli sul nostro blog.

“Mi sembra che l’Europa ne esca nell’angolo e l’accordo tra le due superpotenze prevalga con ambizioni minori rispetto alle aspettative. Tale passaggio per molti è un po’ inevitabile vista la posta in gioco ma almeno non c’è quasi più nessuno che neghi la gravità del problema.

Resto perplessa sui risarcimenti per chi ne pagherà i prezzi maggiori, in termini di conseguenze. Esistono dei risarcimenti fissati? E ad opera di chi verranno messi in atto? Con quale operatività? Non ne so a sufficienza.

È un cammino, questo è uno step che ha riempito pagine di giornali per giorni, ma ben venga.
Andrebbe costruita un’alleanza tra coloro che più ci perdono in economia, salute e vita dai cambiamenti climatici. Un’alleanza capace di unione e di farsi ascoltare sempre più.

Mi dicono (quelli che erano lì) che i delegati delle solite lobby inquinanti erano (ancora) ben maggiori nella cittadina scozzese.”

Roberto Paolo Pirani

Roberto Paolo Pirani non ci gira intorno e a noi piace per questo. Secondo il fondatore di Wormapp, una piattaforma tecnologica rivoluzionaria che gestisce e ottimizza la gestione della raccolta dei rifiuti, l’unico risvolto positivo della COP26 è che “nessuno, tranne gli idioti, mettono più in dubbio l’evidenza. Gli scienziati, quelli seri, hanno vinto.”

Per il resto prevale il negativo, “le istituzioni pensano sempre che ci sia tempo, tempo da perdere, tempo per altre priorità finte, che sono nella loro agenda, perché hanno (legittimamente persino) necessità di farsi ri-eleggere, mediando anche dove non c’è nulla da mediare”.

E aggiunge “più conference call, e meno vernissaggi. Si risparmia su aerei, catering, alberghi. Li abbiamo eletti per rappresentarci, ma non gli abbiamo detto che devono sempre farlo in presenza. Specie se dopo due settimane non trovano neppure il coraggio di mettere al bando il fossile entro il 2030 (per qualcuno, ci sono sempre ottimi motivi… per i loro figli e nipoti no).”

Giacomo Grassi

Giacomo Grassi, Scientific project leader della Commissione Europea sostiene in questo post su Facebook che “COP26 non era ‘l’ultima occasione per salvare il mondo’, ma una tappa importante di un processo negoziale lungo e complesso. Personalmente vedo il bicchiere più mezzo pieno che mezzo vuoto. […] Sono stati fatti passi in avanti significativi, anche se non sono sufficienti per essere in linea con quanto indicato dalla scienza. È positivo che ci sia crescente attenzione alle foreste e che sia stato finalizzato il Paris rulebook, cioè i ‘decreti attuativi’ fondamentali per attuare l’accordo di Parigi firmato nel 2015.”

Grassi si riferisce agli accordi contro la deforestazione, firmati incredibilmente anche da Bolsonaro. Mente la lista dei punti migliorabili “sarebbe davvero troppo lunga e cito solo una cosa: la finanza climatica. I paesi ricchi devono aiutare maggiormente quelli poveri ad intraprendere un sviluppo più pulito e ad adattarsi ai cambiamenti climatici”.

Il nostro bilancio sulla COP26 e spunti per il futuro

Abbiamo onestamente fatto fatica a trovare altri risvolti positivi nel bilancio della conferenza per il clima: i nostri ospiti sono stati piuttosto categorici a riguardo. Volendo salvare il salvabile possiamo anche citare i finanziamenti ai Paesi in via di sviluppo per compensare i danni dei cambiamenti climatici e lo stop agli investimenti esteri in centrali a combustibili fossili entro il 2022.

bilancio della cop26

Street Art a Parigi

La speranza sembra essere riposta esclusivamente nei giovani. Un approccio che rischia di essere problematico: gli stiamo consegnando un mondo in rovina e pretendiamo che siano loro a salvarlo? Secondo Giacomo Grassi resta fondamentale che “la sfida climatica diventi pop, discussa e accettata dalla gran parte della popolazione, o la si perde. Senza i giovani, senza il dibattito e l’enorme pressione che hanno creato in questi anni, di certo non saremmo dove siamo ora.”

Sembra quantomeno evidente che, con almeno vent’anni di ritardo, l’emergenza climatica si sia finalmente imposta tra le priorità globali. 

 

 

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