Camminare chiama il nudge: chi l’avrebbe detto!

27 Aprile 2022 Irene Ivoi

Camminare chiama il nudge: chi l’avrebbe detto!

Quando si parla di mobilità sostenibile si parla troppo poco del camminare.

Quando osservo le evoluzioni in divenire dello stare al mondo, mi capita di pensare a mia nonna.
E a quante risate si sarebbe fatta, se oggi fosse in vita, nel guardare alcuni accadimenti.

Uno di quelli che fanno riflettere è la passione per il camminare.

Ho iniziato a fare i conti con questa necessità quando ho saputo che se volevo ridurre il colesterolo in eccesso che produco, indipendentemente da ciò che mangio, dovevo camminare.

Ebbene sì perché adesso è acclarato che camminare serve anche a questo.
Esattamente come serve per esempio a ridurre la glicemia in eccesso; quindi per diabetici light (diabete di tipo II) è un toccasana che funziona meglio di tante sacrificali privazioni alimentari.

In sostanza camminare può ridurre i costi sociali della sedentarietà.

Uno studio recente di Svimez e UISP dice a chiare lettere che chi pratica regolarmente attività sportiva, vede ridotta la propria spesa sanitaria di 97 euro, mentre i soggetti che non praticano attività sportiva vedono crescere la loro spesa sanitaria di 52 euro.

Poi ci sono differenze di comportamento tra nord e sud.

Differenze anche preoccupanti e dovute ad una minore diffusione di impianti sportivi pubblici nelle regioni meridionali e insulari.

Lo studio registra che quasi la metà dei meridionali non pratica alcuno sport, contro il 30% nel Centro Nord e inoltre appena il 20% delle persone nel Sud fa sport in modo continuativo.
Ma aldilà della pratica sportiva, torniamo al camminare.

Perché è diventato così virale almeno presso fasce di età adulte.

Questo è un punto da evidenziare perché se parliamo ad adolescenti del benessere che se ne ricava portiamo a casa un’alzata di spalle. Quando si ha quindici o vent’anni ogni occasione è perfetta per far prevalere la pigrizia.
La percezione diffusa della sua importanza cresce con il crescere dell’età.
E visto che siamo un paese di adulti, per non aggiungere che siamo un paese di “vecchi”, il verbo camminare si declina facilmente per chi ha dai cinquant’anni in su.

Ciò detto, perché è diventato importante?

Sicuramente per fame di salute e benessere come già evidenziato da parte di coloro che così lo percepiscono per necessità o virtù.

Ma camminare è anche un gesto semplice, talmente semplice da essere veramente democratico e alla portata di tutti. Non serve attrezzarsi con equipaggiamenti costosi ed elitari, puoi farlo ovunque, e non ha costi quindi entra immediatamente nella top TEN delle buone pratiche tese alla sostenibilità del vivere.

È talmente in cima ad esse, che sono nate app in grado di tracciare i nostri spostamenti (e fin qui ça va sans dire) e premiarci. Una di quelle che stanno spopolando è WeWard, nata in Francia ma ha valicato i confini da un pezzo. Non si diventa ricchi con gli incentivi che offre ma il sistema si compone di diversi livelli e sfide sportive per incentivarci. E sembra che davvero, grazie al suo utilizzo, si possa camminare fino al 24% in più. Ma qualche anno fa era in circolazione (e lo è tuttora) anche SweatCoin con medesime finalità.

Insomma basta fare un giro per store digitali per trovare un numero esorbitante di app di tracciamento e qualche soluzione intelligente di rewarding per abituarsi a camminare nelle nostre città.

Ma camminare è anche un nodo importante della mobilità low carbon.

E non solo dell’agire individuale. Spingere le persone a scegliere le gambe (oltre che per pedalare) quando bisogna arrivare da A a B, può rientrare tra gli obiettivi dei piani per la mobilità locale.

Come farlo?

Ci sono pubbliche amministrazioni che intelligentemente studiano e mettono in atto modalità per pungolare i cittadini a farlo. E qui c’è odore di nudge… perché, come oramai ben sappiamo, ogni volta che l’obiettivo è un cambio di comportamento o un suo miglioramento si può sperimentare anche qualche spinta gentile (nudge).

Tra i Comuni intelligenti mi viene in mente l’immancabile Reggio Emilila con il programma casa scuola.

Poi l’associazione Genitori Antismog che promuove iniziative per migliorare le condizioni ambientali della città e sprona le istituzioni a rendere la città più vivibile, nella fattispecie per le scuole ha avviato da dieci anni Siamo nati per Camminare. L’obiettivo è accrescere il numero di chi sceglile la mobilità attiva per andare a scuola con meccanismi di gaming.

E poi ci siamo noi di Sottosopra che ci stiamo interrogando su come modificare la percezione del Lontano / Vicino.
Sembrerà una banalità, ma per decidere di percorrere a piedi un tratto normalmente fatto in auto bisogna ricalibrare nel nostro cervello la percezione di distanza fisica che ci separa dal luogo desiderato.
E questo si può fare innescando il gaming o anche aggiungendo nuove conoscenze ed esperienze percorribili nel mentre, che arricchiscono l’esperienza.

Ricordiamoci sempre che l’Italia è il paese più bello del mondo e camminare nelle nostre città è un grande arricchimento oltre che privilegio. Un nudge potrebbe ricordarcelo più spesso perché il cervello cancella nel tempo le positività di un luogo e ne intercetta solo i difetti. Questo è un bias inesorabile. Ci ha provato l’agenzia londinese per la mobilità con il programma Go Jauntly proprio finalizzato a far vivere delle esperienze, stile tour, per gli spostamenti in città.

Un altro esempio che mi ha colpito è quello della cittadina di Koper in Slovenia che è riuscita a motivare l’85% dei bambini ad andare a scuola a piedi mettendo in gioco un albero spoglio disegnato e posto all’ingresso: solo chi arrivava a piedi (o con mezzi pubblici) poteva corredarlo di foglie (post-it).

Cosa aggiungere a questo punto?

L’augurio è di aver voglia di camminare, farlo senza indugio anche vincendo qualche pigrizia.
E poi avere la fortuna di vivere in un contesto intelligentemente amministrato e capace quindi di capire che si possono mettere in atto anche spinte gentili per aiutarci a farlo. Non solo regole, imposizioni o divieti ma nuove tavole imbandite per condividere e fare esperienze.

 

Volete scoprire qualcosa in più del nudge? Ne abbiamo parlato in questa intervista e nell’articolo “Economia della spinta gentile”, ma se volete fare una full immersion vi consiglio di dare uno sguardo al mio sito.

Illustrazione originale di Roberto Rubini.
Chi è Irene Ivoi? Conoscila nella nostra intervista qui.

Irene Ivoi

Mi sono laureata in industrial design con una tesi di economia circolare nel 1992. L’economia circolare in quel tempo non esisteva ma le ragioni per cui avrebbe dovuto esistere mi erano chiarissime. E per fortuna sono state la mia stella polare. Da sempre progetto strategie, scrivo, parlo e penso per aziende e organizzazioni pubbliche e private.