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Settore bici: le donne mancano due volte

21/10/2026

Nel settore bici i numeri sono importanti ma sbilanciati: il mercato infatti non intercetta pienamente le donne, che finiscono così per essere penalizzate su due fronti, come potenziali clienti e come professioniste. Secondo l’ultimo rapporto “Viaggiare con la bici 2026” di Isnart-Legambiente presentato in occasione della Fiera del Cicloturismo, le donne nel 2025 hanno costituito in Italia mediamente il 47.1% dei cicloturisti, contro il 29.7% del 2024. Un paradosso che testimonia una crescita importante che però non va di pari passo con l’offerta del mercato, che ancora fatica a coinvolgerle pienamente e anche a trattenerle come professioniste. In questo articolo cercheremo di capire le ragioni di questo paradosso e di analizzare i dati che rilevano questo duplice problema.

Il prodotto bici è pensato da (e per) uomini?

I dati citati sul cicloturismo dimostrano che la domanda femminile cresce, eppure il “mondo bicicletta” sembra ancora pensato da e per uomini, come si desume da alcuni parametri:

  • progettazione: la forte presenza maschile in passato ha portato a costruire un prodotto “standard” modellato sulle caratteristiche del corpo, che mette insieme altezza, proporzioni corporee, abbigliamento e esigenze legate alla sicurezza;
  • comunicazione: anche il modo di comunicare parla ancora al maschile. Linguaggio, immagini e valori tendono a privilegiare la performance e la competizione mentre le donne sono più associate all’utilizzo della bici nel tempo libero, in contesti urbani. Ascoltare le consumatrici per capire le loro esigenze, come e dove utilizzano la bici significherebbe permettere alle aziende di sviluppare prodotti e servizi pensati per le donne con un ritorno economico importante.
  • design ed equipaggiamento: si chiama shrink it and pink it (restringi e colora di rosa): accessori e abbigliamento sono prodotti storicamente realizzati da una prospettiva prevalentemente per uomini mentre quelli per donne non nascono come progettazione in sé bensì partono da una declinazione dell’offerta esistente (bici da uomo e conseguente bici “da donna”).

Il gender gap è dunque ancora significativo ma quello che stupisce è che non ci sia la leva economica a colmarlo. La nuova ricerca presentata da Women in Cycling Germany fa l’esempio del mercato tedesco e rileva che potrebbe generare fino a 950 milioni di euro di fatturato aggiuntivo entro il 2030 se riuscisse a coinvolgere davvero il pubblico femminile. E dunque cosa serve per fare un salto culturale che metta le donne al centro del mercato della bicicletta?

Donne nell’industria bici

Molto interessante è studiare il fenomeno anche dal punto di vista dell’industria: quale ruolo hanno oggi le donne come professioniste del settore? Come incidono sulla progettazione e sulla strategia del mercato? Anche qui il gender gap sembra ancora significativo, con una presenza femminile ancora limitata e da dinamiche che spesso spingono le donne ad abbandonarlo.

Un  tema questo che va approfondito per capire questo singolare cortocircuito che riguarda un prodotto tanto importante e trasversale come la bicicletta.

Perché le donne lasciano il settore bici

La notizia è significativa: secondo un’indagine del 2023 condotto da Bicycle Association in UK,  il 71% delle donne intervistate che lavorano nel settore bici dichiara di essere propenso ad abbandonarlo.

Perché questo fenomeno? Un’ipotesi credibile è che le donne tendono a non considerare il settore della bicicletta come un’opportunità di carriera, in un contesto ancora culturalmente maschile. A questo si affiancano problemi come il gender pay gap, scarsa rappresentanza nei ruoli apicali e poca flessibilità negli orari di lavoro.

Il dato viene confermato anche in Germania: in occasione di Eurobike 2025 è emerso che 1 donna su 10 attiva nel settore vuole andarsene. Nello stesso survey emerge quanto in Germania sia ancora molto marcato il gap salariale: solo il 18% delle posizioni con stipendio tra €80.000 e €90.000 è occupato da donne e meno del 15% dei ruoli di prodotto o ingegneria è ricoperto da donne a livello europeo.  Infine secondo la Cycling Campaign UK, condotta dalla Cycle Association, nel 2023 le donne hanno ricoperto solo l’8% dei ruoli in officina e il 19% a contatto con il cliente. Dati questi che mettono in evidenza la necessità di intervenire per contrastare l’insoddisfazione da parte delle donne in un ambito che dovrebbe essere inclusivo anche per loro.

Come vanno le cose In Italia?

In Italia non risultano dati pubblici sulla propensione delle donne a lasciare l’industria della bici, ma è utile portare una riflessione generale sui dati di occupazione femminile nel 2024 (ISTAT/CNEL 2025), il cui tasso è del 53.4% contro il 71% maschile, con un divario di genere di 17,8 punti a sfavore delle seconde (pagina 86 del documento). Nel 2026 l’Italia risulta all’83° posto su 145 nel World Economic Forum (WEF) Global Gender Gap Report 2026 (pagina 12 del documento) Uno sbilanciamento che rafforza l’ipotesi che anche nel settore della bicicletta possano esserci analoghe disparità nella partecipazione e crescita professionale delle donne.

L’incidenza delle donne nei ruoli apicali e i ruoli creati per donne

“If you want to recruit women, you need to go where they are.”

(se vuoi reclutare le donne devi andare dove si trovano), così dice Angela Craft Williams, Talent & Inclusion Leader di SRAM nel suo intervento al Women in Cycling Summit Series 2025 a cui aggiunge che a livello europeo le donne coprono il 47% dei ruoli entry-level ma solo il 25% del management e quando arrivano ai vertici spesso è perché quel ruolo è stato creato appositamente per loro, non attraverso un percorso ordinario di carriera. 

I ruoli creati per le donne

“Quindi non è che le donne stessero sostituendo un uomo in un ruolo. È che un ruolo è stato creato appositamente per loro. È fantastico avere questa leadership femminile, ma in un certo senso è frutto di falsi pretesti.”

Così ribadisce anche April Marshke, presidente del gruppo di esperti “Donne nel ciclismo” del CIE (Cycling Industries Europe) e organizzatrice dell’evento di Parigi Summit Series del 2025. Secondo il sondaggio CIE del luglio 2025, ⅓ dei ruoli di leadership femminile nel settore bici europeo sono stati creati dal nulla tra il 2016 e il 2021, senza sostituire posizioni esistenti. Una creazione ad hoc dunque di ruoli e posizioni che rischiano così di percorrere percorsi paralleli e non integrati a quelli degli uomini.

Diversity conviene, ma il settore non l’ha capito

“Diversity Matters Even More”

(la diversità conta ancora di più) è un rapporto di McKinsey che analizza le ragioni a favore della diversità in ambito aziendale e il legame tra diversità nella leadership e performance. Il tema non lascia spazio a dubbi: l’equità comporta un valore aggiunto sul piano economico, una convenienza finanziaria che però è ancora sottostimata dal settore.

Secondo il dato Grant Thornton, a livello globale il 33.5% delle posizioni apicali è oggi ricoperto da donne (da 19.4% nel 2004, con una crescita media di 1.1% l’anno). Ancora secondo il sondaggio CIE nel Summit Series di Parigi meno del 10% delle aziende del settore ha fissato obiettivi di assunzione basati su criteri di diversità. Dalla stessa fonte emerge l’obiettivo dichiarato: arrivare al 50% di inclusione femminile nel settore entro il 2030

Conclusione

Se il gender gap è un tema generalmente molto sentito sia sul piano sociale che economico, anche nel settore bici sembra esserci ancora poca consapevolezza del problema e scarsa capacità di affrontarlo concretamente. È un fatto che le donne sono interessate alla bici sia come clienti che come professioniste, per questo non vanno considerate come target di nicchia o come segmento di mercato a parte. Il prodotto per donna non può essere una “riduzione” del modello maschile né un’operazione di marketing “bikewashing”: deve essere progettato partendo da un’analisi delle esigenze e caratteristiche delle cicliste. La sella, il telaio, l’abbigliamento, gli accessori, tutto deve tenere conto della diversità corporea ed esigenze, senza incappare in stereotipi di genere. Per fare questo non basta progettare per loro ma progettare con loro: la differenza conta, si chiama parità.


Bibliografia
Fostering Gender Equality in Cycling Media – University of Bristol
Su misura: l’importanza dell’abbigliamento da ciclismo pensato per le donne
Why diversity matters even more | McKinsey
Is gender equity attainable in the bicycle industry (by 2030)?