Quando il museo si fa brand

3 Luglio 2019
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3 Luglio 2019 Sottosopra Comunicazione

Quando il museo si fa brand

Oggi un museo non può più fermarsi solo al “contenuto” ma deve comportarsi da vero e proprio brand e come tale deve riuscire ad attrarre, coinvolgere ed emozionare il proprio pubblico, sempre più esigente e sempre più informato.
Il museo è a tutti gli effetti un luogo di incontro che deve poter rispondere a diverse richieste, sia online che offline: dietro a ogni grande museo occorrono grandi strategie di marketing e comunicazione. 
I musei che ricordiamo con maggior affetto e interesse infatti, sono quelli capaci di lasciarci qualcosa a livello emozionale, oltre la mostra in sé: un bookshop ben fornito, gadget originali, esperienze multimediali, un coffee shop di design dove bere qualcosa al termine della visita, magari con una vista mozzafiato sulla città che lo ospita, come succede all’ultimo piano della Tate Modern Gallery di Londra. 
Non bastano però solo il logo giusto o il gadget irresistibile: ciò che occorre ai musei di oggi sono strategie complete in grado di aumentarne la brand awareness e accrescerne la reputazione. Il consumatore moderno è disposto a spendere cifre considerevoli per un’installazione, una visita particolarmente ricca o un oggetto di design da comprare come ricordo. 
Il MoMA, il Louvre, il Guggenheim, per citarne alcuni, sono un esempio eclatante di come in certi casi la prestigiosità del brand preceda quella delle opere d’arte esposte. 
Sono luoghi celebri e divenuti tali non soltanto per le collezioni che ospitano, ma soprattutto per ciò che rappresentano: sono in grado di attrarre diverse tipologie di visitatori attraverso una comunicazione e una brand identity efficaci per tutti, dal più al meno esperto. Sanno come creare un’emozione da ricordare e come lasciare il segno, che sia con un’esperienza, un gadget o un logo che rimangano impressi. 
Da appassionate di arte e design e da esperte di comunicazione, ci siamo chieste quali fossero i musei che fino a oggi ci avessero colpito di più dal punto di vista del branding e sono venuti fuori alcuni luoghi che, se ancora non conoscete, vi consigliamo di tenere in considerazione al vostro prossimo viaggio.

MUDEC – Museo delle Culture

Partiamo da Milano, dal MUDEC, il museo che “riflette tutte le culture” in zona Tortona. Una comunicazione fresca, colorata, frizzante e sempre molto elegante, sia nelle campagne promozionali e commerciali che all’interno degli spazi, dove la maggior parte delle mostre sono accompagnate da esperienze multimediali, per poi terminare il percorso nel bookshop sempre ben fornito di libri e oggetti originali e creativi. (complimenti allo splendido lavoro svolto dagli art di Studio FM!)


Rijksmuseum

L’identità di questo museo di Amsterdam è stata curata dalla graphic designer olandese Irma Boom, che ha lavorato, tra gli altri, con Rem Koolhaas, De Appel, e vanta ben cinquanta dei suoi libri all’interno della collezione permanente del MoMA di New York. 
Qui alcuni esempi di ciò che la Boom ha realizzato per il Rijksmuseum.


Casa da Musica

Più che un Museo, un luogo culturale, in questo caso legato alla musica, in uno dei quartieri più famosi di Porto. 
La Casa da Musica vanta un lavoro di branding incredibile, dove la creatività sposa perfettamente le mille possibilità che il graphic design mette a disposizione. 
Ecco alcuni esempi originalissimi del lavoro svolto finora. 


Tate Modern Gallery

Cinque piani e oltre 3400 metri quadri, per uno dei luoghi più cool di Londra. Mostre permanenti, temporanee, un bistrot che si affaccia sul Tamigi e sulla Cattedrale di Saint-Paul, gadget brandizzati di ogni tipo, dalle spillette alle agende, dalle mug alle penne, che possono contare su un logo e una palette di colori a cui è difficile resistere. Per non parlare del bookshop (anche online!) in cui è molto facile perdersi!

Museum of Broken Relationships

Il Museo delle relazioni interrotte di Zagabria è una piccola perla di originalità: è un “museo sociologico” dedicato alle storie d’amore finite.  L’esposizione è composta da oggetti personali (spesso bizzarri) donati al museo da ex amanti, accompagnati da una breve descrizione, a volte divertentissima, altre commovente. L’identità stessa del museo spicca per creatività ed è tra quelle che più ci hanno colpito.


Ci hanno colpito inoltre per originalità e creatività il progetto Museion di Typeklang di Bolzano che trovate qui e lo sviluppo dell’idendity del Summer Festival di Trieste realizzato dallo Studio Mut.

Tutti esempi di come dovrebbe essere oggi un museo contemporaneo, ovvero comprensibile e affascinante a partire dalla sua brand identity, fino ad arrivare a tutti quei servizi in più, diventati imprescindibili per il consumatore di oggi. 

Se volete dare un’occhiata ai nostri progetti di branding, potete farlo alla sezione Fatti del nostro sito. 
E come sempre, se vi va, segnalateci nei commenti altre case history interessanti legate al mondo dei musei e dell’arte!


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