Chiara Mirelli: emozioni in bianco e nero

4 Novembre 2019
Posted in Interviste
4 Novembre 2019 Sottosopra Comunicazione

Chiara Mirelli: emozioni in bianco e nero

Il pubblico applaude ininterrottamente.
I musicisti lasciano il palco ed entrano nel backstage, ancora carichi di adrenalina. 
La luce è poca, il flash della macchina fotografica illumina la scena.
Foto pronta. A scattarla è Chiara Mirelli, fotografa musicale, classe ’76, dallo stile inconfondibile.
Quello dell’artista appena sceso dal palco è uno dei momenti che più ama immortalare, e lo fa attraverso un bianco e nero intenso, che racchiude un’emozione in un’immagine, spesso in uno sguardo che non può lasciare indifferente. Poco importa essere fan o meno del musicista ritratto: la passione vera, quella che spesso solo musica e fotografia sanno trasmettere, è lì, nello scatto di Chiara.
Chi già conosce Chiara Mirelli sa quanto possano essere originali e intime le sue foto e chi (ancora) non la conosce, guardandone alcune capirà subito di cosa stiamo parlando.
Nelle sue foto c’è prima la persona e poi l’artista e ci sono sempre una storia o un momento da raccontare e un’emozione, legata a quei momenti, da trasmettere.
Ed è per questo motivo che lei ha fatto una scelta ben precisa: scattare nel backstage e non da sotto al palco, per creare quel legame con la musica e i musicisti che solo in certi precisi momenti è possibile immortalare.
Come l’attimo prima di salire sul palco o quello subito dopo la fine di un concerto appunto.

Dai Subsonica a Ben Harper , dai Ministri a Salmo passando per personaggi del mondo dello sport e della tv: i suoi scatti in bianco e nero non lasciano indifferente lo spettatore e le sue foto catturano al primo sguardo.

Dopo aver intervistato Denis Curti e Anjali Ram, torniamo a parlare di fotografia con Chiara Mirelli, nell’intervista di questa settimana, frutto di una divertente e lunga chiacchierata avuta con Chiara qui in Sottosopra Comunicazione qualche giorno fa.

Musica e fotografia, un legame strettissimo: guardando le tue foto è la prima cosa che salta all’occhio. Quale dei due “amori” è arrivato prima e come hai iniziato?
Ovviamente la musica! E ti dirò di più: se dovessi scegliere tra le due, abbandonerei la fotografia ma non la musica!
Tutto è nato quando, lavorando come assistente di studio in Condé Nast (in ambito moda e still life), da grande appassionata di musica quale ero, cominciai a contattare direttamente i musicisti chiedendo loro “posso venire a fotografarti al prossimo concerto o mentre beviamo un caffè?”. Dopo parecchi concerti e caffè, avevo un bel portfolio di ritratti e quando a Vanity Fair lo hanno visto, hanno iniziato a mandarmi a fotografare solo artisti musicali perché ero specializzata in quello.

Subsonica, Ministri, Vibrazioni, Salmo, Levante, Ghali, hai immortalato in questi anni tantissimi volti della musica italiana. Qual è lo scatto, il progetto o l’artista a cui ti senti più legata?
Adesso come adesso i Ministri: gli ultimi otto anni li ho trascorsi con loro e ormai tra noi c’è anche un legame di amicizia e affettivo, per cui senza dubbio loro.

Backstage, foto agli artisti, molto più intime rispetto ad altri. Come mai questa scelta: qual è il messaggio che vuoi trasmettere con i tuoi scatti?
Fotografare le persone ed essendo la musica la mia più grande passione, fotografare gli artisti nei loro momenti di vita quotidiana. Per questo dieci anni fa ho iniziato dicendo “vengo da te mentre fai il caffè”. A me interessa la persona fuori dal palco, alla fine del concerto o rilassata a casa sul divano o mentre chiacchiera con sua madre.

Come mai la scelta del bianco e nero (nonostante sporadici “mesi del colore” che pubblichi sui tuoi social)?
Mi è sempre piaciuto il bianco e nero. Detto questo, prima di entrare alla Bauer (scuola di fotografia, ndr), al primo tentativo, arrivando da giurisprudenza, non venni accettata nella classe a numero chiuso. Prima di riprovare (e l’anno dopo mi presero), frequentai un corso di camera oscura. Lì cominciai a stampare, e i toni grigi e neri sono tra i primi che impari. Da lì il bianco e nero mi è rimasto.
Devo dire che la fotografia a colori non mi dispiace, ma uso il colore nelle mie foto solo se posso “pensarlo” prima. Non ho una tonalità che mi rappresenta, mentre molti fotografi ce l’hanno. Io il mio colore non ce l’ho per ora e nei miei lavori, quando lo utilizzo, lo spingo, oso, ma un po’ lo subisco ancora. Il bianco e nero invece mi viene del tutto naturale.

Oltre a cantanti e musicisti ti è capitato di fotografare molti sportivi e atleti, come Federica Pellegrini, o personaggi amatissimi dal pubblico, penso a Chef Rubio. Chi vorresti fotografare che ancora non hai immortalato?
Sicuramente Jovanotti (tra l’altro il suo fotografo è bravissimo!). Dopo il Jova Beach Party a Linate lo considero ormai un genio, uno che osa continuamente. È carismatico e trova sempre il modo di fare tutto e questo è ammirevole. Mi piacerebbe molto fotografarlo: l’ultimo servizio realizzato da Nan Goldin e pubblicato su Vanity Fair l’ho trovato splendido.
Se dovessi scegliere tra gli artisti stranieri, sceglierei invece Erykah Badu tutta la vita: affascinante, con quei capelli splendidi, sarei quasi in soggezione con lei. E poi mi sarebbe piaciuto anche fotografare Prince.

Qual è per te l’aspetto più bello di questo lavoro?
Che mi pagano per fare ciò che amo (ride, ndr), esattamente questo.
Tanti anni fa mi chiamò Glamour, e mi propose di trascorrere una giornata in sala registrazione con una band che adoro e raccontarla attraverso i miei scatti. Ecco quel giorno dissi a me stessa: “mi pagano per quello che sognavo di fare”.
Lì ho capito che i sacrifici fatti all’inizio, quando fotografavo senza ricevere alcun compenso indietro, erano valsi a qualcosa. L’ostinazione prima di tutto.
L’anno scorso, andai a Londra (con un piede slogato!), per realizzare un servizio sui Subsonica. Scelsi la location e creai l’idea lì per lì, scattando una foto al tramonto a Londra con un pallone da basket. Abbiamo portato a casa delle foto stupende, in mezz’ora di scatti, è stata un’esperienza indimenticabile.

C’è qualcosa nel mondo della fotografia attuale che vorresti cambiasse?
Il rapporto tra lo smartphone e le foto. Il “peso specifico” della frase “tanto è per Instagram” che spesso sento dire da molti. No, non è così: fare una foto col telefono è un’altra cosa. L’immagine deve essere bella, soprattuto su Instagram che vive di quello, e vedere immagini brutte mi ha un po’ rotto le scatole. Basterebbe curare un po’ di più ciò che poi la maggior parte delle persone posta sui propri profili. Un filo di gusto in più non guasterebbe. Perché passi su Twitter, dove conta la parola, o Facebook, dove tutti bene o male cazzeggiamo, ma su Instagram non mi va proprio giù.

Fotografi ai quali ti sei ispirata o dei quali non non potresti fare a meno?
Richard Avedon, Annie Leibovitz e Hedi Slimane (compro tutti i suoi libri!). Di italiani Jacopo Benassi ma in generale compro tantissimi  libri di fotografia. Quando devo studiare per un progetto, attingo proprio da quei libri e studio. Tutto va a gusto, soprattutto per alcuni artisti: alcuni ti trasmettono un mood che poi puoi trasportare nelle foto. 

Lo scatto più difficile in questi anni?
Non ce n’è uno in particolare, in generale quando la persona che hai davanti non ha voglia di farsi fotografare: si percepisce subito. Se non instauri un feeling o avverti che non è a suo agio con te, automaticamente si riflette sulla foto, e portare lo scatto a casa, in quel caso, è difficilissimo.

Lo sguardo del cantante, la forza del batterista, gli occhi dei fan: cosa ti affascina maggiormente quando scatti?
È tutto nell’artista che hai di fronte, dipende dalla persona appunto.

Cosa rende, secondo te, una foto una grande foto?
Quello che trasmette, indubbiamente più della tecnica, delle luci o dell’inquadratura. La stessa foto per te può risultare indifferente e può far invece innamorare qualcun altro. La foto di una foglia può sembrare “inutile” ma se pensi a cosa può suscitare una foto di Robert Mapplethorpe, può trasmetterti tanto.

Progetti imminenti e un sogno nel cassetto?
Sono scaramantica, questa risposta la tengo per me (ride e strizza l’occhio, ndr).

Ph: Chiara Mirelli
Su
Instagram la trovate qui!


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