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Costo sociale degli incidenti stradali (un conto salato)

24/06/2026

Il conto è salato ma lo paghiamo senza accorgercene: gli incidenti stradali hanno delle conseguenze personali ma hanno anche un grande impatto economico sulla collettività. Abbiamo intervistato Marco De Mitri, ingegnere civile dei trasporti, consulente e formatore sui temi della sicurezza stradale e della mobilità sostenibile, che ci spiega come la cultura autocentrica abbia finito per normalizzare gli incidenti, facendoci perdere di vista il peso sociale dei comportamenti individuali.

Costi sociali: una definizione

Si chiamano “costi sociali” ma ben pochi ne sono consapevoli: quando avviene un incidente grave o mortale il pensiero va alla vittima, si pensa ad una vita ferita o perduta ed è un pensiero naturale di empatia e umanità. Ma non esiste solo un costo in termini umani ed emotivi: ogni incidente comporta anche conseguenze economiche, sociali e sanitarie che ricadono sull’intera collettività. Un calcolo che può sembrare apparentemente “freddo”, ma che in realtà è fondamentale per capire che un incidente è una ferita per tutti, da tutti i punti di vista.

Questo dato di fatto dovrebbe essere un deterrente contro comportamenti irresponsabili e pericolosi, ma lo è veramente? A giudicare dal numero di incidenti (secondo Istat parliamo di 173.364 incidenti stradali in Italia nel solo 2024) sembra di no, come se intervenire sui limiti di velocità fosse ancora un tabù, più forte dell’urgenza di salvare vite umane. È un problema di cultura che continua a relegare in secondo piano la sicurezza delle persone.

Costo sociale degli incidenti stradali

Gli incidenti stradali comportano dei costi spesso “nascosti” perché si tende facilmente a pensare al danno immediato (la carrozzeria o l’ambulanza) e non a tutte le risorse che la collettività perde:

  • costi sanitari: una persona che fa un incidente riceve cure: un’ambulanza che la soccorre, un ospedale che la accoglie, una equipe medica che si occupa di salvarla. Terapie intensive, operazioni d’emergenza, spese farmaceutiche sono costi relativi alla fase acuta dell’emergenza a cui segue una linea di costo prolungato nel tempo.
  • spese operative: le forze dell’ordine devono bloccare il traffico, rilevare la dinamica dell’incidente e redigere verbali mentre i periti assicurativi devono recarsi sul posto, analizzare e stimare il valore dei danni materiali e valutare il danno complessivo.
  • perdita di produttività: se il ferito è lavoratore autonomo non potrà generare reddito nel periodo di inattività, se è dipendente sarà l’azienda a sostenere i costi della sua assenza. La malattia potrebbe avere conseguenze gravi o irreversibili e questo comporta costi legati ad un sostegno in casa, invalidità,  intervento di medici specializzati, riabilitazione.

Anche un incidente mortale incide moltissimo sui costi sociali: se i danni morali non sono nemmeno calcolabili, quelli materiali sono invece ben reali e altissimi: danni ai mezzi e alle infrastrutture, spese di soccorso e sanitarie, procedimenti giudiziari, risarcimenti alle famiglie.

I costi sono dunque personali ma anche collettivi: un universo di persone, interventi e servizi che si attivano intorno ad un incidente, quello che troppo spesso viene liquidato come “solo” un incidente.

Il paradosso della stima di tutti questi costi sta nel fatto che lo Stato italiano con il Decreto Legislativo 35/2011 è obbligato per legge a calcolarli. Questo significa che conosce la portata del fenomeno ma non lavora abbastanza per ridurre i limiti di velocità. Anzi, il nuovo Codice della Strada nell’articolo 142 mantiene invariato il limite di 50 km/h nei centri urbani “con la possibilita’ di elevare tale limite fino ad un massimo di 70 km/hper le strade urbane le cui caratteristiche costruttive e funzionali lo consentano, previa installazione degli appositi segnali.”

Gli incidenti stradali sono tra le principali esternalità negative del trasporto.

Questo significa che i costi non sono “pagati” interamente da chi genera il rischio (es. il singolo automobilista o il singolo incidente), bensì producono effetti che ricadono sulla collettività.

Ma come si quantifica un costo così complesso? Secondo l’International Transport Forum ci sono tre metodi di stima:

Willingness to Pay (WTP) (disponibilità a pagare): è un concetto economico che stima l’importo massimo che una persona sarebbe disposta a pagare per ottenere un beneficio o evitare un danno. Nella sicurezza stradale viene impiegato per quantificare il valore attribuito alla riduzione del rischio di incidenti, lesioni e morti, includendo anche aspetti non direttamente monetizzabili come la qualità della vita e la sofferenza evitata.

Restitution cost (costi di restituzione): è il costo di ripristino o reintegrazione dei danni causati dall’incidente: riparazione delle infrastrutture stradali, ripristino dello spazio pubblico danneggiato, recupero o sostituzione dei veicoli coinvolti, costi necessari a riportare la situazione allo “stato precedente”

Human Capital Approach (approccio del capitale umano): considera le competenze, le conoscenze, l’esperienza e la salute dei lavoratori come un vero e proprio “capitale”. Calcola la perdita di produzione economica futura delle vittime, considerate come risorse produttive per la società.

Costi umani, sociali, economici: ma quale è il costo effettivo di un incidente stradale in Italia?

Calcoli complessi, voci che variano da incidente a incidente, variabili difficili da quantificare che richiedono un lavoro accurato di analisi e raccolta dati. Anche questo è a sua volta una voce di costo da considerare. Ma concretamente cosa dicono i dati?

Lo studio di Marco De Mitri ci dà un quadro preciso: con riferimento ai calcoli più aggiornati (i parametri sono riferiti al 2018, anche se lo studio è terminato nel 2022 ed è stato pubblicato nel 2023), i valori sono questi:

  • Costo per ogni persona morta in un incidente stradale: Euro 1.812,989
  • Costo per ogni ferito grave: Euro 45.210,00
  • Costo sociale “base” per ogni incidente stradale: Euro 12.394,00

Secondo i dati Istat nel solo 2024 i decessi sulle strade italiane sono stati 3.030. Applicando il costo sociale medio stimato per ogni decesso, il conto supera i 5,49 miliardi di Euro. Una cifra impressionante, che da sola dovrebbe bastare a far comprendere quanto gli incidenti incidano sui costi collettivi. Ma a vedere le resistenze che spesso accompagnano ogni misura volta a migliorare la sicurezza stradale non sembra affatto che basti…è più facile percepire gli investimenti nella prevenzione come un costo immediato che comprendere come – senza di essa – i costi tornino indietro in forma molto più elevata.

Questo studio offre infine una calcolatrice che ciascuno può usare per calcolare i costi per numero di incidenti e persone coinvolte. Uno strumento semplice che può essere di grande utilità anche per il singolo cittadino che non conosce numeri e statistiche ma può capire in modo facile le conseguenze economiche di un incidente.

E in Europa? Secondo ETSC nel 2023 ci sono stati 20,418 morti sulle strade europee, (pagina 19 dello studio) un dato che rappresenta una diminuzione del solo 1% rispetto al 2022, ben al di sotto della riduzione annua del 6,1% necessaria per raggiungere l’obiettivo dell’UE di una riduzione del 50% entro il 2030 (pagina 14 dello studio)

costi sociali, infografica istat

Prevenire è meglio che curare (e costa meno)

Prevenire gli incidenti costa meno che affrontarne le conseguenze. È un preciso calcolo costi-benefici. Riduzione della velocità e interventi urbani di prevenzione si traducono in vite salvate e milioni di Euro risparmiati. Tutte risorse che potrebbero essere utilizzate per investire in sicurezza e mobilità sostenibile. Eppure si fa molta più attenzione alle spese destinate ad interventi di moderazione del traffico come gli autovelox che vengono percepiti come spese inutili o punitive (“con i soldi delle mie tasse”!) che ai costi – ben più elevati – della mancata prevenzione. Da quando è diventata Città 30, Bologna ancora una volta ha dimostrato che il teorema funziona: abbassando la velocità si riduce il numero di incidenti. Secondo il report del Comune, applicando i parametri del Ministero dei Trasporti rivalutati all’anno 2025, questi numeri corrispondono a un risparmio dei costi sociali da incidentalità stradale di quasi 66 milioni di euro

Ci rivolgiamo a Marco De Mitri per chiedergli un approfondimento sul tema dei costi sociali e su come renderlo comprensibile.

Quando si parla di incidenti stradali, l’attenzione si concentra spesso sulle conseguenze individuali. Che cosa significa invece parlare di “costo sociale” e come si può rendere più comprensibile questo concetto a cittadini e decisori pubblici?

Per diffondere questa consapevolezza bisogna prima di tutto spiegare che il costo sociale non è un modo per “dare un prezzo” alla vita umana, ma uno strumento per misurare l’impatto collettivo dell’incidentalità. Quando avviene un incidente grave, il danno umano resta l’aspetto principale; accanto a questo, però, ci sono costi che ricadono sull’intera collettività: cure sanitarie, interventi dei soccorsi, attività delle forze dell’ordine, procedimenti amministrativi e giudiziari, danni materiali, perdita di capacità lavorativa e produttiva.

Per comunicarlo bene servono esempi concreti e territorializzati. Dire che in Italia gli incidenti stradali generano ogni anno un costo sociale di molti miliardi di euro è importante, ma spesso resta astratto. È molto più efficace far vedere che in una città, su una rete stradale o in un quartiere, la riduzione di incidenti, morti e feriti produce anche una riduzione misurabile del costo sociale. Questo aiuta cittadini e amministratori a capire che gli interventi di sicurezza stradale non sono solo un obbligo morale, ma anche un investimento razionale.

Quali sono, secondo lei, le leve più efficaci per ridurre incidentalità e costi sociali: educazione, controlli, infrastrutture, velocità, tecnologia, pianificazione?

La strada da percorrere è un approccio sistemico. Gli incidenti non si riducono con una sola misura: servono infrastrutture più sicure, velocità compatibili con il contesto urbano, controlli credibili, educazione, tecnologie di supporto e soprattutto una lettura continua dei dati.

Il primo punto è riconoscere che l’errore umano non si può eliminare del tutto. Per questo il sistema stradale deve essere progettato in modo da ridurre la probabilità dell’errore e soprattutto la gravità delle conseguenze. In ambito urbano questo significa lavorare molto sulla velocità, perché la velocità influenza sia la probabilità di incidente sia la severità dell’impatto, soprattutto per pedoni, ciclisti e utenti vulnerabili.

Le misure più efficaci sono quelle integrate: moderazione del traffico, attraversamenti più visibili e protetti, intersezioni più leggibili, separazione o gestione ordinata dei conflitti tra flussi, manutenzione della segnaletica e delle pavimentazioni, controlli mirati sui comportamenti più pericolosi, campagne di comunicazione ben progettate e monitoraggio costante dei risultati. Il costo sociale può diventare un indicatore utile proprio perché permette di misurare non solo quanti incidenti avvengono, ma quanto pesano complessivamente sulla società.

Nel caso di Bologna Città 30, i dati mostrano una riduzione di incidenti, morti e feriti. È possibile tradurre questa riduzione anche in termini di minori costi sociali?

Per Bologna Città 30 esistono oggi dati pubblici aggiornati sia sulla riduzione di incidenti, morti e feriti, sia su una stima del corrispondente risparmio in termini di costi sociali. Nel report 2025, il Comune di Bologna confronta i primi due anni di Città 30, cioè 2024 e 2025, con il biennio precedente 2022–2023. Da questo confronto risultano 17 persone decedute in meno, 348 persone ferite in meno e 709 incidenti stradali in meno.

Secondo il Comune, applicando i parametri del Ministero dei Trasporti rivalutati all’anno 2025, questi numeri corrispondono a un risparmio dei costi sociali da incidentalità stradale di quasi 66 milioni di euro. È un dato molto significativo, perché consente di leggere la sicurezza stradale non solo in termini di vite salvate e feriti evitati, che restano naturalmente l’aspetto principale, ma anche come beneficio collettivo misurabile.

La cosa importante, dal punto di vista tecnico, è distinguere sempre il dato osservato dalla sua valorizzazione economica: gli incidenti, i morti e i feriti sono dati di incidentalità rilevati; il risparmio economico è invece una stima, costruita applicando parametri ufficiali di costo sociale. Proprio per questo è utile: trasforma la prevenzione stradale da tema percepito come solo etico o comportamentale a tema anche di programmazione pubblica, valutazione degli investimenti e responsabilità collettiva.

Incidenti e costi: due problemi prevenibili

La tragedia umana e gli oneri economici: sembrano due dimensioni inconciliabili ma in realtà sono strettamente intrecciate tra loro e possono aiutarci a comprendere l’impatto reale degli incidenti sulla società. Decessi, feriti e danni materiali non “capitano” ma sono frutto di responsabilità individuali, spesso dolose, insieme a scelte non adeguate sulla sicurezza urbana e producono conseguenze drammatiche che vanno oltre le singole persone coinvolte. Non ci stancheremo di ripeterlo: finché non si agirà sulle prime cause degli incidenti stradali, la velocità e il ripensamento delle infrastrutture, la collettività continuerà a pagare il prezzo sia morale che economico di tragedie che troppo spesso si potrebbero evitare. Morire o restare feriti sulla strada non è un “destino”, non è una semplice statistica ma un problema prevenibile. Che avvenga in città o sulle strade extraurbane è bene ricordarlo: la velocità non fa sconti a nessuno.



Bibliografia

Istat – Incidenti stradali in Italia – 2024
Il Decreto Legislativo n. 35/2011 – Attività specifiche sull’incidentalità stradale
Il costo sociale per l’analisi di incidentalità e i relativi interventi di sicurezza
CdS – Art. 142
ACI-ISTAT: report degli incidenti stradali 2023
Costs of road crashes in EU countries