1 Febbraio 2006

Una lettera da Ramallah

Scrive mio fratello da una missione a Ramallah. Beppe non lo sa, ma mi autorizzo a divulgare le sue parole perché sono vere.

Elena,

devo dire che io sto piuttosto bene qua. La missione
e’ stata interessante e Ramallah e’ un posto molto
tranquillo. Tanto per essere chiari, quando vado a
Gerusalemme sto solamente a Gerusalemme Est (parte
palestinese, anche se naturalmente occupata) e quindi
non rischio niente.

La situazione dopo il voto e’ abbastanza tesa, ma per
il momento sotto controllo. Alla comunita’
internazionale sono piaciute tanto le elezioni
democratiche, un po’ meno i risultati. Naturalmente
questi stolti arabi non hanno ancora compreso che
democrazia significa votare liberamente solo i partiti
che piacciono a noi.

Molti palestinesi hanno votato Hamas non perche’
vogliono uno stato islamico, ma perche’ la vecchia
dirigenza di Fatah non ha risolto i problemi, non ha
impedito l’avanzata delle colonie in Cisgiordania e
soprattutto era estremamente corrotta. Un voto contro,
piu’ che un voto per. Ora in tanti sono preoccupati,
anche fra gli amici palestinesi, ma questo e’ quello
che e’ uscito dalle urne e quindi proveranno a fare un
governo.

Bene, la mia partenza da qui dovrebbe essere il 16
febbraio. Quindi incontro a Bruxelles e poi casina o
Londra, secondo gli spostamenti di giovanna.

Immagino che il rientro nel pieno della campagna
elettorale italiana sara’ traumatico. Sento gli
amichetti a Pavia alquanto presi e sotto pressione. Il
fatto poi che il Silvio recuperi nei sondaggi mi
lascia basito. Vedremo.

torno a lavoricchiare, ciao
b.

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