IL PESO DI UNA VITA: 60 ragazzi hanno riscritto la comunicazione sulla violenza stradale.
Quando la Città metropolitana di Bologna, nell’ambito del progetto Mobilità Sicura di ANCI, ci ha chiesto una campagna sulla violenza stradale rivolta ai giovani, in agenzia è partita la ola. Insieme alla Fondazione Michele Scarponi, abbiamo seguito tutte le fasi del progetto, dalle formazioni in aula, ai brainstorming, ai momenti di facilitazione e coaching per dare vita a una campagna che suona diversa dai soliti messaggi. Tanto per iniziare, suona. Ma partiamo dall’inizio.
Il problema: cambiare le parole, subito.
Ogni anno in Italia muoiono più di 3.000 persone sulle strade. Per i giovani sotto i 26 anni lo scontro stradale è la prima causa di morte, eppure la narrazione comune la spaccia per fatalità. Sui giornali si legge ancora “Auto perde il controllo e si schianta”. Come se le auto facessero tutto da sole.
Cosa abbiamo proposto
Siamo partiti da un assunto: se la campagna deve parlare ai giovani, deve parlare come loro. E quindi devono essere loro a realizzarla, nel linguaggio che utilizzano di più: la musica.
Abbiamo accompagnato alcune classi degli istituti Fantini di Vergato, Aldini Valriani e il liceo Musicale Lucio Dalla di Bologna nella creazione di un pezzo rap, con tanto di cover, manifesti, lancio social, conferenza stampa con live session.
Il metodo: tre scuole, un solo processo creativo
Far lavorare insieme 60 ragazzi e ragazze dai 16 ai 18 anni di tre istituti diversi (e distanti) è stata una bella sfida. Per mantenere coesi i gruppi di lavoro, abbiamo trasformato le aule in vasi comunicanti attraverso un percorso in 5 step:
- L’ascolto. Siamo partiti dall’ascolto con un breve questionario per conoscere i loro gusti musicali e i loro pensieri sul tragitto casa-scuola.
- La scintilla. Ad abbattere diffidenze e timidezza è stato l’impatto emotivo della storia di Michele Scarponi, raccontata dal fratello Marco. Alla fine del racconto, abbiamo raccolto le reazioni a caldo degli studenti su dei bigliettini anonimi, per poi leggerli insieme. Uno dei biglietti pescati era completamente vuoto. Ok, ci sta. All’intervallo, un ragazzo si è avvicinato: “Sono io che ho lasciato il biglietto vuoto. Non perché non sapessi cosa scrivere, ma perché è il mio modo per esprimere il vuoto che mi ha lasciato la storia di Michele”.
- Lo shock. Con l’architetto urbanista Matteo Dondé abbiamo smontato le certezze con la domanda “Di chi è la strada?”. Riflettere sui diritti dei più fragili e guardare come cambiano le città in Europa è stato per i ragazzi come aprire gli occhi per la prima volta sulle strade che percorrono ogni giorno.
- Il flusso. Abbiamo raccolto le reazioni emotive e le abbiamo fatte fluire da una scuola all’altra. La rabbia e la paura diventavano parole, le parole diventavano ritmo. E la comunicazione ha cominciato a prendere forma.
- La campagna. Traducendo il caos emotivo in concetti chiave, abbiamo capito che la scintilla era accesa. La rabbia, il vuoto e l’impotenza dei ragazzi dovevano diventare il cuore della campagna. E lo strumento ideale era il loro linguaggio: la musica.
Il risultato: un brano musicale e una campagna di lancio
Quegli stessi sentimenti, scritti velocemente su anonimi foglietti, sono diventate le parole di un pezzo rap.
Mentre al Liceo Musicale Lucio Dalla si componeva, si suonava, cantava e registrava una vera e propria canzone, negli istituti di grafica prendeva vita la campagna di comunicazione che l’avrebbe lanciata.
CORRI GUIDA MUORI. Il claim della campagna è nato così. Secco, diretto, senza filtri e senza se. Perché i ragazzi tra loro si parlano così. In un attimo può cambiare tutto quando sei alla guida, e a decidere sei tu con il tuo comportamento. Il claim, crudo anche nella sua rappresentazione visuale, è stato scelto tra molti concept validissimi, che verranno comunque esposti durante la Settimana Europea della Mobilità Sostenibile.
Il ritmo delle tre parole è diventato la struttura di una campagna multisoggetto che colpisce i tre comportamenti più pericolosi:
· CORRI GUIDA MUORI
· CHATTA GUIDA MUORI
· BEVI GUIDA MUORI
La colonna sonora: Il peso di una vita
Mentre i ragazzi della grafica visualizzavano i poster, al Liceo Musicale Lucio Dalla si registrava il cuore del progetto. “Il peso di una vita” è un brano rap collettivo scritto, suonato, cantato e prodotto dagli studenti. Un pezzo che incalza, dove le parole accelerano come un’auto in corsa, fino a quando la vita scompare. Nel testo c’è tutto: l’irreversibilità, il senso di colpa, l’ingiustizia. Perché perdere la vita in uno scontro evitabile è esattamente questo.
Durante la presentazione finale, in conferenza stampa, è successo qualcosa di raro: una sala piena di energia, partecipazione, silenzi veri, applausi e occhi lucidi. I ragazzi e le ragazze non hanno solo presentato una campagna sulla sicurezza stradale. L’hanno suonata dal vivo. L’hanno resa viva.
Gli strumenti
Per far uscire il messaggio dalle aule e portarlo direttamente nelle strade e sui telefoni dei ragazzi, abbiamo sviluppato insieme a loro un mix di strumenti coordinati:
- Affissioni e poster dei tre soggetti della campagna (CORRI, BEVI, CHATTA)
- Il brano “Il peso di una vita”, suonato dal vivo alla conferenza stampa e disponibile su YouTube
- La cartella stampa “45 giri” con un finto vinile all’interno completo di testo, credits e materiali editoriali
- Le cartoline da diffondere durante il party di fine anno auto-organizzato dalle scuole
- Gli adesivi come strumento di guerriglia marketing urbano
- Il diploma di riconoscimento consegnato alle classi per celebrare l’impegno di tutti











Chi sono gli autori
La campagna è stata ideata e realizzata dalle classi degli Istituti Superiori Aldini Valeriani, Fantini e Istituto “Laura Bassi” – Liceo Musicale “Lucio Dalla”, con il supporto dei professori Antonio Motolese Lazzaro, Maria Panzone e Cosimo Caforio.
Musica curata dagli studenti: Eric Koci, Leone Ferrari, Niksa Gurioli, Giorgio Maldini, Stefano Cozzo, Leonardo Guidi e Nicholas Guz Sciarappa.
Testo degli studenti: Aurora Saccà, Michele Spinabelli, Leone Ferrari, Eric Koci e Erica Rubinetti
Il progetto “Mobilità Sicura” di Città metropolitana e Comune di Bologna è promosso da ANCI in collaborazione con UPI, con il sostegno del Dipartimento per le Politiche antidroga della Presidenza del Consiglio.
Il testo
Guardo l’ora sul quadrante, tempo fermo in un istante
Salto nel vuoto, il fuoco scotta, tutto quanto è saltante.
Uno sbaglio, un abbaglio, destino già segnato
C’ero io su quel sedile, ma il domani è trapassato.
Troppa fretta nella foga, sangue freddo che mi affoga
Anima in bilico, panico clinico, il cuore si deroga
Sono affacciato al balcone, ossessione in prigione
Il talento si disperde in questa pessima visione.
Il peso di una vita sopra la mia coscienza
Ho perso la partita per la mia impazienza
Non guardo indietro perché ho troppa diffidenza
Il mio nome sulla cronaca, è fredda la sentenza.
Restiamo qui
In un portale.
L’amore muore
E fa male
È tutto un crollo e
Un peso al cuore
Ma il mio mondo finisce qui
L’auto è un’arma carica, la guidi come una pistola
Colpisci all’improvviso, la voce si ferma in gola
Un passo, un messaggio, la vita che sì vola
Un pedone, un dolore, una strada che resta sola.
E non conta più niente quel bambino di anni fa
Stringimi forte mamma, prima che il buio verrà.
Lancette ferme sul quadrante, è un’eclissi di momenti
Sento il metallo che stride, i sogni diventano frammenti
Non è uno sbaglio, è un abisso, un battito di ciglia
E la mia vita che correva ora è cenere e bottiglia.
Avevo il sangue che bolliva, puntavo alla vittoria
Ma ho bruciato il domani scrivendo una tragica storia
Affacciato a ‘sto balcone, la mia ossessione mi divora
Il talento cade a terra e la colpa mi perfora.
È un macigno sulla schiena, è un’assenza di coscienza
Ho venduto il paradiso per un grammo d’incoscienza
Piede sul freno ma il colpo è di scena, la vita si sgrana, la morte è catena,
ho il sangue che freme, la colpa che preme, restiamo nel fango a marcire insieme.
È un lampo, un impatto, ho infranto ogni patto, il cuore è un detrito, il cranio è distratto,
non vedi che scatto? Mi perdo nel fatto, la strada mi mangia, mi sento un astratto.
È un crono che corre, la torre che crolla, la folla che urla, la mente che molla
la vita è una sola, si ferma in gola, un bacio, un messaggio, la fine alla scuola.
Non c’è più lo spazio, non c’è più il tempo, divento silenzio, divento tormento,
un urto, un lamento, un freddo momento, respiro l’asfalto, mi sento uno spento!
Restiamo qui
In un portale.
L’amore muore
E fa male
Tutto un crollo e
Un peso al cuore
Ma il mio mondo finisce qui
