24 Settembre 2007

Nel cortile di Stadera.


La prima del film su Stadera è stata proiettata nel cortile di via Barrili 18, nel cuore del quartiere. Non sembrava di guardare un film perché ci eravamo letteralmente dentro. Eravamo nei luoghi dove si intrecciano vite disparate, la solitudine della vecchia, la ragazzina forse incinta, il bambino “fanculista” che vuole provare una nuova droga e l’egiziano che vorrebbe smettere di venderla. Storie che non sono storie di fantasia, lì non c’è bisogno di inventare niente. Chi si è inventato qualcosa, piuttosto, sono coloro che hanno collaborato per prendere questa gente e traslocarla in altri appartamenti. Ristrutturare i palazzi e poi ricollocare le famiglie con una logica di integrazione, evitando di scivolare nella sbrigativa formula del ghetto. In poche parole: un culo così. Il film racconta il progetto attraverso uno spaccato di vite. Non è didascalico perché Giovanni non lo è mai stato, ma prende ritmo ed emoziona. Certo, non ho idea di che film possa essere, privato dei commenti di bambini di 5 anni che recitavano “Oooh va’ la Sabbrina che cculooo!”

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