18 Ottobre 2006

La magia del Cabezeo.

In Italia è invalso l’uso che nelle sale dove si balla il tango l’invito spetti all’uomo, che invita la donna in maniera diretta, andando al tavolo di lei a domandarle di ballare.

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In una milonga “vera”, solo un grezzo turista potrebbe dedurne che è l’uomo a invitare la donna, poiché vede il cavaliere alzarsi e andare verso il tavolino della “prescelta”, che (caso strano)
inevitabilmente accetta la proposta.
In realtà, quest’atto formale è stato preceduto da qualche minuto di febbrili messaggi a distanza che, se sfuggono all’osservatore disattento, costituiscono però tutta l’ossatura intorno a cui si sviluppa il fascino del tango come ballo.
Infatti, durante la “cortina” che separa le “tandas” uomini e donne si sono scrutati – ognuno seduto ai propri posti- ognuno cercando con gli occhi di catturare lo sguardo della persona con cui avrebbe piacere di ballare la tanda successiva. Si tratta di un gioco di seduzione in cui la donna gioca un ruolo attivo molto importante e che esalta la sua femminilità. E’ il momento della “mirada”. Poi, ad un tratto, uno o l’altra si accorge di uno sguardo più insistente, oppure riesce a catturare lo sguardo della persona cui stava puntando. Lo sguardo si fissa, “la mirada se clava”. A quel punto intervengono cenni del capo. Di solito comincia l’uomo. Il cenno significa “balleresti con me?”. Il cenno di risposta significa “certamente!”. E’ il “cabezeo”. E se una donna non desidera ballare con quel tale uomo? Semplice: non lo “mira”, non “clava la mirada”, non risponde al “cabezeo”.
E se invece una donna vuole ballare con quel tal cavaliere? Ne cerca lo sguardo fino a che lui se ne accorge. E comincia il gioco di cenni del capo.
Quando gli accordi sono stati presi a distanza, solo allora l’uomo si alza e va verso il tavolino della donna, che resta seduta fino a che egli arriva nelle vicinanze. Nel frattempo, ad evitare equivoci, i due hanno continuato a guardarsi. Quando l’uomo si sta avvicinando, sulla pista, al tavolino di lei, la donna si alza e lo raggiunge.
E cominciano a ballare.
Alla fine della tanda, l’uomo riaccompagna la donna al posto dove l’aveva rilevata, ringraziandola (sempre e comunque) per i balli che lei gli ha concesso.
Un osservatore inesperto può concludere che l’uomo vada ad invitare la donna. In realtà ciò non è vero: come si può ben capire, in una milonga vera vi è una sostanziale parità fra uomo e donna. Se una donna non lo guarda, un uomo non potrà mai ballare con lei, per quanta voglia ne abbia.


Pier Aldo Vignazia

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