Tutti i trend digitali del 2022

26 Gennaio 2022 Sottosopra Comunicazione

Tutti i trend digitali del 2022

tra tech e sociologia

Le feste sono da sempre il momento in cui appaiono le novità tecnologiche di grande consumo. Alcune sono rimaste con noi per sempre, altre sono diventate desuete nel giro di pochi anni. Mi ricordo il primo personal computer, che richiese una giornata per essere installato, un palmare regalato a mia madre negli anni zero e mai usato, il lettore dvd, il primo modem che faceva tututttu per connettersi. I primi di gennaio del 2007 Steve Jobs presentò al mondo l’iPhone, una settimana più tardi Netflix annunciò il lancio della sua piattaforma di streaming video con un catalogo di 1000 film. L’iPhone e Netflix sono esempi di tecnologia disruptive, che demarca una linea netta tra un prima e un dopo: oggi l’84% della popolazione mondiale possiede uno smartphone, di questi oltre un quarto sono iPhone; Netflix è presente in 191 Paesi, ha 213 milioni di abbonati, supporta 37 lingue e offre quasi 5500 titoli tra film e serie tv.

Tra i trend digitali del 2022 si nasconde qualcosa di altrettanto rivoluzionario? Ecco cosa ne pensiamo.

Trend digitali del 2022: il Web 3.0 è qui

Tra le grandi novità del 2022 c’è sicuramente l’ascesa del web 3.0 con i suoi annessi e connessi ancora piuttosto oscuri per chi non gravita nel mondo digital (e a tratti anche per chi ci gravita, ma avremo modo di approfondire presto): il metaverso, le crypto, la blockchain, le DAO, gli NFT e la finanza decentralizzata. Al momento poche aziende italiane lavorano con queste tecnologie, quindi niente paura, non è ancora il momento di smaterializzarci nel metaverso. Ma il mercato delle app che girano su blockchain cresce del 60% all’anno, il mondo dell’arte e musica hanno già abbracciato gli NFT e il giro d’affari relativo agli applicativi AR/VR (Augmented reality e Virtual Reality) e aptic cresce del 43% all’anno.

Social Commerce is the new E-commerce

Nell’emisfero occidentale i vari lockdown hanno dato una spinta incredibile all’e-commerce (+ 18% in due anni) e al suo sottoinsieme che si svolge sui social media. Il processo di acquisto del social commerce avviene interamente sulle piattaforme: dalla scoperta del prodotto al clic per l’acquisto, fino al customer care post vendita. Un sistema che sta rivoluzionando il nostro modo di fare acquisti: Il 60% degli utenti della Generazione Z negli Stati Uniti utilizza Instagram per scoprire nuovi marchi e prodotti. Di conseguenza, le piattaforme continuano a introdurre nuovi strumenti: Instagram e Pinterest hanno la tab “shop”, mentre TikTok sta testando TikTok Shopping sull’onda della partnership con Shopify.

L’economia in ascesa dei prodotti digitali

Nel maggio 2021, Gucci ha venduto una borsa virtuale per 4115$ durante un evento esclusivo su Roblox. La borsa non è un NFT e non può essere utilizzata al di fuori del gioco: è semplicemente un’iterazione digitale di un prodotto della maison, disponibile per l’acquisto una sola volta. Il fatto che la borsa digitale sia stata venduta a un prezzo più alto rispetto alla sua versione in pelle (che vale circa 3000€) testimonia il fatto che gli articoli digitali hanno assunto un nuovo valore nell’economia dello status symbol. Secondo We Are Social, il 33% dei Gen Z hanno acquistato almeno una volta abbigliamento digitale o skin per i propri avatar. I grandi brand e gli avanguardisti del marketing di prodotto devono sicuramente guardare in questa direzione.

La creators economy continua a prosperare

L’economia dei creators vale oltre 100 miliardi di dollari ed è in continua ascesa. Tra i trend digitali del 2022 ci aspettiamo massicci investimenti da parte di TikTok, Instagram, Pinterest e LinkedIn in strumenti per consentire ai creators di entrare più facilmente in contatto con il proprio pubblico e di collaborare con i brand. Insomma, non solo l’influencer marketing è qui per restare, ma gode anche di ottima salute.

Tik Tok place to be per i brand

Con oltre 1 miliardo di utenti attivi mensili,  TikTok era in forte crescita nel 2021, e non si fermerà certo nel 2022. Storicamente i periodi di crisi corrispondo ad una crescita dell’interesse per intrattenimento e il social cinese è stato lo svago giusto al momento giusto in epoca pandemica. Su come TikTok debba entrare a far parte della strategia dei brand B2C ne abbiamo parlato con Federico Rognoni, Tik Tok Strategist, qui e qui.

Social learning, edutainment e il rischio fake news

I social storicamente erano il canale di approfondimento che veniva aperto dopo (o durante) la fruizione di un contenuto su schermi tradizionali (tv e cinema). Ad oggi si sono però trasformati in una fonte primaria di informazioni e notizie, dando vita al fenomeno del social learning e aprendo scenari inediti per content creators divulgativi e giornalisti che si affacciano al far west delle newsletter e dei podcast personali. Il social learning è uno dei trend digitali del 2022 che presenta più sfide dal punto di vista culturale.

I social si sono trasformati da schermo secondario a fonte primaria di info e contenuti”

Tradizionalmente, le piattaforme utilizzate per imparare da autodidatti o informarsi su nicchie specifiche erano Reddit e YouTube. Più recentemente abbiamo assistito all’aumento delle persone che utilizzano i social per imparare e informarsi. Il 74% della Generazione Z a livello globale utilizza i social per imparare nuove abilità pratiche: più di qualsiasi altro gruppo demografico. Il processo di apprendimento non si limita necessariamente ai social, ma sempre più spesso inizia da lì. Questo fenomeno ha portato alla nascita di player di social journalism (in Italia Will / Factanza / VD solo per citarne alcuni) e all’inclusione nella creators economy di molti giornalisti che si sono “messi in proprio” creando la propria community. Tuttavia la pratica di informarsi prevalentemente sui social aumenta esponenzialmente anche il rischio di esporsi a fake news. La differenza tra fatti ed opinioni e tra dati e menzogne è stata al centro del dibattito culturale negli ultimi anni e non può che restarci. La questione dell’alfabetizzazione digitale è fondamentale per lo sviluppo di una consapevolezza civica per i più giovani ma soprattutto per i più anziani.

Il giornalismo Digitale è ancora democratico?

Ma se l’informazione si è spostata sui social, che ne è del giornalismo medium e long form – anche se digitale? Secondo le stime di Reuters, il business model basato sugli abbonamenti continuerà ad essere prevalente nel giornalismo digitale. Il 79% degli editori interrogati da Reuters afferma che gli abbonamenti sono la loro fonte d’entrata primaria, superiore a quella della pubblicità display e nativa. Al tempo stesso, il 47% degli intervistati teme che gli abbonamenti possano relegare il giornalismo di qualità in cima ad una torre d’avorio, accessibile solo al pubblico più ricco e istruito.

gentrificazione dell’internet

Dall’internet libero all’internet esclusivo

Quello del giornalismo regolato da paywall è un fenomeno che si iscrive nella più ampia tendenza al gatekeeping che stiamo osservando su internet negli ultimi anni. Stiamo assistendo ad una transizione da contenuti digitali gratuiti e accessibili ad un’economia di scarsità dove i contenuti migliori stanno dietro ad un paywall e quelli più esclusivi (NTF, digital luxury products per Roblox) diventano uno status symbol. C’è chi la definisce la gentrificazione dell’internet e il tema è potenzialmente molto più ampio: Il rebranding di Meta riflette un’inquietante tendenza all’espansione esasperata delle tech companies e alla pericolosa privatizzazione della conoscenza tecnologica; In Europa e in USA si è tornati a discutere di Net Neutrality, il principio giuridico – ufficialmente abrogato nel 2018 – che definisce Internet un bene comune e che impedisce ai provider di servizi Internet e telefonici di bloccare, rallentare o far pagare differentemente l’accesso ai dati.

Quello che è certo è che il funzionamento della nostra società, cultura ed economia sta subendo un rapido cambiamento e sta generando un’evoluzione del nostro rapporto con il digitale. Stiamo assistendo ad una rivalutazione di quali aspetti della vita possono legittimamente svolgersi online, quali hanno bisogno di un’esperienza vissuta fisicamente, e – sempre più spesso – dove i due mondi possono sovrapporsi. Mentre entriamo in una nuova era di Internet, il futuro è incerto.

“Chi sta costruendo questi mondi e i sistemi al loro interno può condurci verso l’utopia o la distopia – o (molto probabilmente) un entroterra digitale a cavallo tra i due.”

fonte.

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