Turismo sostenibile in Italia e nel mondo: cos’è (e cosa non è)
13/05/2026
Il turismo moderno è una macchina complessa che, dietro la facciata patinata dei social e dei borghi da cartolina, nasconde profonde ferite ambientali, sociali ed economiche. Nelle prossime righe proveremo a smontare un po’ di ipocrisie, a guardare in faccia la realtà e a riflettere sull’impatto che, in quanto viaggiatori, abbiamo sulle comunità locali delle destinazioni che scegliamo.

Cos’è il turismo sostenibile?
L’Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite (UNWTO) definisce il turismo sostenibile come “il turismo che tiene pienamente conto delle sue attuali e future implicazioni economiche, sociali e ambientali, rispondendo alle esigenze dei visitatori dell’industria, dell’ambiente e delle comunità”. In questo ambito uno dei massimi riconoscimenti a livello internazionale è la certificazione GSTC: il Global Sustainable Tourism Council definisce standard rigorosi, accreditando poi enti indipendenti a certificarne l’applicazione su destinazioni, hotel e tour operator.
E come siamo messi in Italia?
Incredibile ma vero, in qualcosa l’Italia è riuscita a ottenere ottimi risultati: nel 2025 sono ben 9 le mete italiane ad aver ottenuto la certificazione GSTC (Courmayeur, Malcesine, San Vito Lo Capo, Tropea, Gargano, Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Maranello, Urbino e Assisi). Sommandosi a quelle già premiate, il totale sale a 23: si tratta di un vero e proprio record a livello nazionale GSTC! Questo primato dimostra l’importante ruolo del nostro territorio nell’adottare pratiche turistiche sostenibili: un modello di eccellenza in costante crescita.
Se vuoi sbirciare le altre destinazioni certificate GSTC, puoi dare un’occhiata a questa mappa.
Gli obiettivi del turismo sostenibile
Il turismo sostenibile punta quindi ad assicurare che l’industria turistica abbia un impatto positivo (o meglio, che abbia il minor impatto negativo possibile) sull’ambiente, sulla società e sull’economia delle destinazioni, sia a breve che a lungo termine. I presupposti per praticarlo sono quindi una buona dose di consapevolezza, responsabilità e senso civico. Ma prima di analizzare gli obiettivi del turismo sostenibile, fermiamoci un attimo a riflettere: come stiamo viaggiando?
È davvero sostenibile alloggiare in un resort a 5 stelle super lussuoso e cenare in ristoranti chic, magari in un Paese in via di sviluppo? Istintivamente diremmo di no. Ma perché? Esistono soluzioni migliori – se si, quali sono? E siamo sicuri che affidandoci a queste opzioni il risvolto sia esclusivamente positivo? Riflettiamoci insieme, partendo da quelli che sono gli obiettivi del turismo sostenibile:
- Sostenibilità ambientale
L’obiettivo primario è quello di rispettare il territorio, assicurando un basso impatto sugli ecosistemi locali e mettendo al centro la preservazione di biodiversità e risorse. Poi ti darò qualche consiglio su come minimizzare il tuo impatto ambientale mentre viaggi 😉 - Prediligere l’economia locale
È bene è far sì che il denaro speso rimanga sul territorio. Scegliere B&B a conduzione familiare come alloggio, guide del posto e ristoranti gestiti da locali innesca un effetto virtuoso: i tuoi soldi vanno direttamente a chi vive lì, che a sua volta li rispenderà nella comunità (dal fruttivendolo, dall’artigiano, ecc.), creando posti di lavoro reali e dignitosi. - Evitare la gentrificazione e la mercificazione
Supportare il locale è fondamentale, ma bisogna farlo con equilibrio, e qui nasce la prima criticità: è un attimo che si passa dal turismo sostenibile alla gentrificazione. Questo fenomeno si verifica quando un piccolo villaggio viene stravolto dal turismo “autentico”, i prezzi delle case e dei beni salgono, perché gli stranieri hanno un potere d’acquisto più alto dei locali, e i residenti non possono più permettersi di vivere nel loro villaggio. Qual è la soluzione? Non lo sappiamo nemmeno noi, purtroppo.
Un altro rischio da evitare è la mercificazione culturale, ovvero quando le tradizioni millenarie si trasformano in uno show finto e a pagamento a uso e consumo dei turisti. - Rispetto delle culture locali
Preservare le tradizioni culturali, il patrimonio storico e tutti coloro che vivono nelle mete turistiche scelte è un obiettivo che può essere raggiunto promuovendo l’interazione rispettosa tra turisti e comunità locali, incoraggiando la sensibilizzazione culturale e prevenendo la mercificazione delle tradizioni. - Sostenibilità etica
Bello il turismo che fa girare l’economia, ma è importante garantire un’integrazione sociale tra visitatori e abitanti tutelando il patrimonio storico, artistico e culturale della destinazione. - Coinvolgimento della comunità
Non avere un impatto negativo sulle comunità locali è già qualcosa, ma riuscire a coinvolgerle attivamente nel processo decisionale riguardante il turismo è ancora meglio. Lo si può fare ascoltando le loro preoccupazioni e opinioni e coinvolgendoli nello sviluppo di strategie di turismo sostenibile. - Tutela del patrimonio culturale e naturale
Viaggiare senza lasciare alcuna traccia del proprio passaggio è il modo migliore per salvaguardare siti storici, riserve naturali e altri luoghi di valore culturale o ecologico per le generazioni future. Ciò include anche la gestione sostenibile dei flussi turistici per prevenire il sovraffollamento e la degradazione delle risorse.
Diversificazione dell’economia locale
Uno degli obiettivi del turismo sostenibile è quello di promuoverlo come parte di un’economia locale diversificata: in questo modo si contribuisce a ridurre la dipendenza economica da un unico settore e a proteggere le comunità da eventuali crisi turistiche (vedi lockdown causa Covid-19).
Turismo sostenibile e turismo responsabile sono la stessa cosa?
Il turismo sostenibile e il turismo responsabile sono due concetti strettamente correlati, ma presentano alcune differenze chiave nel loro approccio e nell’obiettivo principale.
Il turismo sostenibile si riferisce a un modello di turismo che mira a preservare l’ambiente, a proteggere la cultura e il patrimonio delle comunità locali e a garantire vantaggi economici equi per tutte le parti coinvolte. Questo turismo pone una forte enfasi sul lungo termine, pensando anche alle generazioni future, quindi.
Il turismo responsabile invece si concentra sul presente, focalizzandosi sul comportamento etico e consapevole dei turisti durante il viaggio così che il loro impatto sia il meno negativo possibile: incoraggia i visitatori a prendere decisioni informate e rispettose riguardo all’ambiente, alle culture locali e alle comunità ospitanti.
Tipologie di turismo sostenibile
Sono diverse le forme di turismo sostenibile e, tutte, contribuiscono al perseguimento degli obiettivi di sostenibilità nel settore turistico, consentendo un impatto positivo sulle destinazioni e sulle persone coinvolte, come appena visto. Ecco quali sono le forme di turismo sostenibile, dalle quali prendere spunto soprattutto in questo periodo di partenze e vacanze.
Turismo ecologico
Si concentra sull’esplorazione e sulla fruizione responsabile di aree naturali, come parchi nazionali, riserve naturali, ecosistemi marini, foreste e altre zone protette. Il turismo ecologico promuove la conservazione dell’ambiente, l’educazione ambientale dei visitatori e l’adozione di pratiche sostenibili durante il viaggio.
Turismo culturale
Si basa sulla scoperta e sulla comprensione delle culture locali, tradizioni, arte e patrimonio storico. È un tipo di turismo che cerca di promuovere il rispetto e la valorizzazione delle identità culturali delle comunità ospitanti, evitando (soprattutto) la mercificazione e la distorsione delle tradizioni.
Turismo rurale
Si svolge in aree rurali e coinvolge generalmente comunità agricole o villaggi: mira a sostenere lo sviluppo sostenibile nelle zone rurali, promuovendo l’agriturismo, l’artigianato locale e l’uso responsabile delle risorse naturali. Si tratta anche di un modo per entrare davvero nel cuore di una cultura e di un popolo, per viaggiare sul serio, non solo per fare foto da postare su IG.
Turismo di avventura & marino e costiero (ma sostenibili)
Si tratta di un tipo di turismo che incoraggia esperienze quali trekking, escursioni, sport acquatici e altre attività all’aria aperta, enfatizzando la conservazione dell’ambiente naturale, la tutela degli ecosistemi marini e delle spiagge, riducendo l’inquinamento e sensibilizzando sulla conservazione dei fondali marini, oltre che a promuovere la sensibilizzazione ambientale.
Turismo educativo e di volontariato
Qui i turisti partecipano ad attività educative e di volontariato: gli ospiti hanno l’opportunità di contribuire a progetti di conservazione ambientale, assistenza sociale o altre iniziative a beneficio delle comunità locali. Un modo, bellissimo, per fare qualcosa di importante e tornare a casa spiritualmente arricchiti.
Turismo rigenerativo
Il turismo rigenerativo fa un passo in più: ha l’obiettivo di lasciare la destinazione migliore di come la si è trovata, scegliendo esperienze che aiutino attivamente a ripristinare, guarire e rivitalizzare il territorio e la comunità locale. Può tradursi nel partecipare alla piantumazione di alberi, ripulire una spiaggia durante un clean-up o finanziare progetti che ricostruiscono economie locali in crisi.
Insomma, è anche la destinazione a trarre vantaggio di questo tipo di turismo.
Enoturismo sostenibile
Questa forma di turismo valorizza le aziende vitivinicole che adottano l’agricoltura biologica o biodinamica e che adottano pratiche sostenibili nella realizzazione del vino. Implica il supporto ai piccoli produttori locali, la preservazione della biodiversità dei vigneti e la tutela del paesaggio rurale tradizionale. Cosa c’è di meglio di gustare un calice di vino sapendo di supportare chi se lo merita?

Cicloturismo: la forma di turismo sostenibile che cresce di più
C’è un’altra tipologia di turismo sostenibile che negli ultimi anni è cresciuta esponenzialmente. Noi la conosciamo bene, la pratichiamo da anni, e la sosteniamo sempre: stiamo parlando del cicloturismo, che nel 2024 in Italia ha generato 9,8 miliardi di euro di impatto economico, registrando 89 milioni di presenze (+54% sul 2023).
Il cicloturismo è sostenibile per definizione, in quanto l’unico mezzo usato per spostarsi è la bici: zero emissioni, zero inquinamento, zero traffico. Ma non solo: senza dilungarci troppo, non possiamo non accennare al senso di libertà che deriva dal viaggiare in bici, alla lentezza, all’immersione in luoghi remoti non raggiungibili con altri mezzi. Siamo di parte, è innegabile, ma il nostro paese con le sue infinite ciclovie si presta benissimo per praticare cicloturismo.
Se decidi di provarlo puoi affidarti ai tanti operatori del settore, da chi si occupa di day tours a chi organizza viaggi di una settimana o condivide tracce per tour self-guided. Ti suggeriamo Girolibero e Bicievacanze, due ottimi tour operator che organizzano viaggi a piedi e in bici, e il portale Albergabici per trovare alloggi bike friendly.
O ancora, possiamo segnalarti qualche community: le vai_gine, un gruppo di donne che condividono la passione per la bici e divulgano proposte, eventi, organizzano ride tutte insieme; quella di Turbolento e la nostra bike-influencer preferita Ilaria Fiorillo aka Ilaria in Bicicletta, che consiglia itinerari cittadini, bike tour guidati in Puglia in estate e che, in collaborazione con Monica Nanetti, ha scritto Ciclovie d’Italia, con oltre 100 itinerari da percorrere in bicicletta nel nostro Paese.

Esempi virtuosi di turismo sostenibile in Italia
Come dicevamo, l’Italia è foriera di esempi virtuosi e possibilità di viaggiare responsabilmente.
Un esempio eccellente di turismo rigenerativo è invece il comune di Ostana, un borgo ai piedi del Monviso che rischiava di scomparire, essendo rimasto popolato solamente da 5 abitanti. Per rivitalizzare il centro la comunità ha scelto la via della rigenerazione, attraverso la restaurazione in bioedilizia di vecchie baite, la nascita di micro-attività agricole locali e di un centro culturale alpino. Tutto questo ha invertito lo spopolamento, attirando nuovi turisti e residenti, permettendo a una cultura millenaria di continuare a vivere.
Il nostro Paese è facilmente esplorabile a piedi su uno dei tantissimi cammini d’Italia. Gli appassionati sono sempre di più anche grazie al lavoro di divulgazione sostenuto da community storiche come Cammini d’Italia o influencer di settore come Alessandro Carnevali (in arte The Walking Nose), guida ambientale che propone cammini guidati in Italia ed all’estero.
Rimanendo in tema di cammini, non possiamo non menzionare Davide Fiz (in arte Smart Walker): le sue giornate si dividono fra mattinate in cammino e pomeriggi di lavoro, praticando un turismo sostenibile e lento, fuori dai circuiti mainstream, nei piccoli borghi e a contatto con le comunità locali, alla ricerca di una vita attiva, all’aria aperta, fatta di movimento, sport, salute e alimentazione corretta. Con i suoi 20 cammini in 20 regioni, l’estate scorsa Fiz ha percorso ben 2500km. L’impresa ha il patrocinio dell’Associazione italiana per il Turismo Responsabile e l’obiettivo di “valorizzare territori che hanno bisogno di un turismo lento (i cammini) per rilanciarsi”.
Secondo il dossier annuale di Terre di mezzo Editore nel 2025 si è toccato il record storico di almeno 300.000 camminatori in tutta Italia (dato in crescita del 56% rispetto all’anno precedente). Davide considera i cammini come una grande risorsa turistica, che può aiutare a preservare il patrimonio immateriale e culturale di popolazioni che stanno scomparendo. Ed è ottimista: quando gli chiediamo delle sue speranze per il futuro di questi territori non ha dubbi: “sono in arrivo tantissimi fondi con il PNRR, la speranza è quella che vengano investiti per portare servizi e infrastrutture agli abitanti delle piccole comunità per salvaguardare storia, territorio e tradizioni”.

Un’altra attività nata negli ultimi anni (ma che si appoggia su una tradizione millenaria) è il foraging o “andar per erbe”. Spesso associato al forest bathing (“bagno di foresta”), si tratta della pratica di raccogliere, senza danneggiare la natura, il cibo che cresce spontaneo nei boschi di montagna, nelle foreste, tra prati e campi, nelle acque dei laghi, lungo gli argini dei fiumi e nelle lagune.
La rappresentante forse più nota in Italia è Valeria Mosca, che ha raccontato il foraging anche in tv ai giovani cuochi di Antonino Chef Academy. Con il team di woo*ing – wild food lab offre corsi ed escursioni in natura.
Per i viaggiatori più fricchettoni e idealisti c’è anche l’opzione della breve permanenza in una delle tante comunità autogestite, in Italia e in Europa. italiane. Si tratta di eco villaggi che organizzano settimane residenziali per imparare a praticare agricoltura sostenibile, costruire con materiali naturali, consumare in maniera critica, fare vita di gruppo, alimentarsi consapevolmente. Il tutto in nome dei principi di tutela del territorio e accoglienza nei confronti della diversità culturale.
Il problema del mito del borgo italiano
Al turismo rigenerativo si contrappone il marketing seducente dei borghi. Ne parla l’antropologa Anna Rizzio in I paesi invisibili – Manifesto sentimentale e politico per salvare i borghi d’Italia, in cui racconta i paesi e la provincia dei territori interni, luoghi difficili da capire e da vivere. Smonta il concetto di “marketing dell’abbandono“, che trasforma i borghi interni in mete esclusive per turisti a caccia di autenticità, ignorando la dura realtà dei residenti. Vivere davvero questi luoghi significa infatti rinunciare a servizi essenziali come sanità, trasporti e scuole, la cui assenza viene storicamente colmata dal solo welfare familiare. Rizzo critica anche i finanziamenti pubblici per il ripopolamento: senza infrastrutture di base, alberghi diffusi o spa di lusso alimentano solo una speculazione predatoria che non salverà le piccole comunità.
Un’altra problematizzazione interessante sul tema: “Contro il mito del southworking (se viviamo a Milano ci sarà un perché)”
Quando il turismo “sostenibile” non lo è
Con il cambiamento climatico, purtroppo, è ormai da anni che il turismo invernale sta attraversando una profonda crisi, dovuta appunto all’innalzamento delle temperature, alla scarsa neve in montagna e alla maggiore difficoltà nel praticare sport invernali. Secondo il report Nevediversa di Legambiente di tutti gli impianti di risalita 273 sono già dismessi, 106 chiusi temporaneamente, 98 operano in una condizione mista di apertura e chiusura, mentre 231 sopravvivono in un vero e proprio “accanimento terapeutico”. Gli altri impianti mantengono l’attività grazie a bacini artificiali e cannoni, veri pozzi di acqua ed energia. I 169 bacini per l’innevamento artificiale censiti equivalgono a milioni di metri cubi d’acqua: un volume che, ogni anno, basterebbe per impilare circa 35 grattacieli di 300 metri di altezza l’uno sopra l’altro.
Questo modello non è chiaramente sostenibile, e la situazione nel nostro paese è stata aggravata dai Giochi Milano-Cortina conclusi pochi mesi fa. Hanno generato visibilità (transitoria) a livello internazionale e ingente indotto economico, sì, ma a quale costo?
L’impatto dei Giochi sul territorio è stato disastroso:
- Gran parte dell’acqua necessaria per produrre la neve artificiale è stata prelevata dai fiumi e torrenti delle nostri Alpi al ritmo di centinaia di litri al secondo. Secondo gli organizzatori ne sono serviti 836.000 metri cubi: rapportato ai 27 giorni di durata dei Giochi olimpici e paralimpici, significa svuotare 12 piscine olimpioniche ogni giorno.
- Se i dati ufficiali parlano di 1 milione di tonnellate di CO2eq, report indipendenti di Greenpeace suggeriscono che il coinvolgimento di sponsor legati ai combustibili fossili potrebbe alzare l’impatto reale del 60%.
- Casi come la pista da bob di Cortina (costata 124 milioni di euro a fronte dell’abbattimento di 500 larici secolari) sono divenuti il simbolo del rischio “cattedrale nel deserto” per sport di nicchia.
Altri esempi di effetti dannosi provocati dal turismo si sono verificati a Bali, quando nel 2024 una parte della celebre scogliera di Uluwatu è stata sbancata e distrutta per fare spazio alla costruzione di un maxi residence di lusso. O ancora a Imsouane, in Marocco, dove un intero e storico villaggio di pescatori e surfisti è stato recentemente raso al suolo dalle ruspe dall’oggi al domani per far spazio a complessi turistici d’élite, cancellando l’identità e l’economia della comunità locale.
Il punto è che anche quando ci muoviamo con le migliori intenzioni, la nostra semplice presenza innesca dinamiche di mercato che vanno a minare e alterare l’equilibrio economico e sociale delle popolazioni locali. Quando una meta diventa “di tendenza”, la macchina del profitto si attiva per fare spazio ai desideri dei visitatori, spesso calpestando i diritti di chi quel posto lo vive da generazioni.
Arrivati a questo punto ci verrebbe da dire che il modo più sostenibile per viaggiare (nella gran maggioranza dei casi) è non viaggiare affatto, ma visto che viaggiare, esplorare e conoscere fa parte della natura umana ed è un desiderio quasi impossibile da reprimere, il nostro consiglio è di approcciarci al viaggio non più come a un diritto assoluto e leggero, ma come a un esercizio di riduzione del danno.
Perché, come dice Teresa Agovino, consulente e divulgatrice di turismo sostenibile:
“L’importante non è raggiungere la perfezione ma fare qualche piccola cosa per modificare poco per volta il proprio modo di viaggiare”.
Per fare del bene a noi, agli altri e al mondo intero. Se decidiamo di partire, quindi, dobbiamo farlo con una consapevolezza radicale. Ecco i nostri consigli per viaggiare in modo sostenibile.

Tre consigli per viaggiare in modo sostenibile
Se dovessimo scegliere tre linee guida per viaggiare in modo sostenibile, indipendentemente dai territori che si sceglie di visitare, sarebbero questi:
- Scegli il treno: la tratta Milano – Roma genera 7kg di anidride carbonica se percorsa in treno ad alta velocità, 70kg in auto e ben 110 in aereo.
- Per pernottamento, ristorazione ed escursioni scegli piccole realtà locali e non grandi catene. Se vuoi essere ancora più radical, evita Airbnb nelle città: è comodo ma la sua esplosione incontrollata è una delle cause dello svuotamento dei centri cittadini e della trasformazione delle città italiane ed europee in bomboniere per turisti.
Esistono ottime piattaforme alternative a cui affidarsi: Ecobnb è il portale leader in Europa che seleziona esclusivamente agriturismi e strutture ricettive che rispettano requisiti ecologici stringenti, come l’uso di energia 100% rinnovabile e cibo a chilometro zero. Per chi non vuole rinunciare al lusso e al massimo comfort c’è invece Green Pearls, che mappa boutique hotel e resort d’alto livello impegnati in una gestione etica e sostenibile certificata secondo gli standard internazionali del GSTC. - Minimizza i tuoi rifiuti e consuma in modo responsabile: questo vale sempre e non solo in viaggio, prova a produrre meno rifiuti possibile, eliminando il packaging superfluo, prediligendo prodotti per l’igiene solidi e portando con te l’attrezzatura riutilizzabile fondamentale (borraccia, posate, borse in tela).
E ricordati che va bene non essere perfetti, nessuno lo è. Ma se ogni singola persona su questo pianeta facesse qualche piccolo gesto per migliorare il proprio impatto sull’ambiente, i risultati sarebbero straordinari.