#Sanremo2022 il Festival più social di sempre

10 Febbraio 2022
10 Febbraio 2022 Sottosopra Comunicazione

#Sanremo2022 il Festival più social di sempre

Il settantaduesimo Festival di Sanremo, secondo i dati diffusi dalla Rai, è stato il Festival più social di sempre. Un’edizione da record anche grazie a RaiPlay: 29,5 milioni di visualizzazioni (+ 60% sul live streaming e + 45% sull’on demand rispetto al 2021). FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) stima che il traino digitale e i social abbiano alzato l’audience giovane: il segmento Gen Z è passato dal 64% del 2021 al 71% di quest’anno e secondo l’analisi di ANSA e DataMediaHub, l’hashtag #Sanremo2022 è stato usato quasi 4 milioni di volte (+ 21% rispetto al 2021).

 

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Ma quindi Sanremo è diventato un programma per giovani? I social hanno memificato definitivamente la tv oppure è il piccolo schermo che si conferma egemone anche nei nostri smartphone? Abbiamo chiesto a Federico Pucci, chief editor di Louder (player 100% social tra i media musicali italiani) che negli anni ha collaborato a format Rai e Amazon Music Italia, di commentare con noi questi dati e approfondire meglio l’universo memetico del Festival e il suo fandom.

Quanto è importante per lo share di Sanremo il circo mediatico che va dalla controprogrammazione dei competitor Rai ai contenuti creati dagli spettatori sui social?

Sanremo è da sempre presidiato dai competitor della Rai e dagli altri media digitali. È il Festival della canzone italiana, non puoi non coprirlo. Ma quest’anno il Festival in quanto prodotto culturale è stato cannibalizzato in maniera abbastanza inedita. Si è creato un effetto valanga: visioni collettive, meme, Fantasanremo e grandi piani editoriali di contenuti da parte di tutti i media. Tutti vogliono una fetta della torta ed è positivo, perché ha reso più popolare il Festival, ma non sono sicuro che abbia fatto crescere gli ascolti di per sé.

 

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Ma quindi non è vero che Sanremo ha riavvicinato alla tv i Millennials e i Gen Z?

Bisogna saper interpretare i dati. I giovani e i giovanissimi sono una fascia poco rappresentativa del pubblico televisivo. Il nostro è un paese vecchio, lo zoccolo duro del pubblico tv (e Rai in particolare) sono gli anziani. Il problema dei dati auditel è che danno l’impressione che il 60% degli under 18 abbiano guardato Sanremo. In realtà si tratta del il 60% degli under 18 che guardano la tv, e sono pochi! Il campione auditel è suddiviso a seconda della fascia demografica che interessa di più alla Rai, quindi i giovanissimi intercettati da auditel sono veramente pochi.

Poi è interessante incrociare i dati del televoto, che indicano quanto il pubblico sia disposto a spendere per il proprio artista preferito. Il televoto storicamente premia i veterani, ma perché la Generazione Z non ha neanche il credito sul telefono. Sangiovanni ha preso il 5,8%, Matteo Romano il 4,8%, AKA 7ven il 2,1%. Escludendo Blanco che era in gara con Mahmood, gli artisti Gen Z hanno preso in totale solo il 12%, tanto quanto ha fatto Gianni Morandi da solo.

C’è da dire che la revenue pubblicitaria arriva anche dal web: i giovani guardano le clip e i pre-roll su RaiPlay e la Rai guadagna con le adv. Quindi in conclusione è stato un anno vincente: il Festival ha fatto 42milioni di euro di raccolta pubblicitaria (+ 4milioni dall’anno scorso). Aver invitato ospiti molto famosi per ogni fascia d’età ha pagato.

 

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Siamo d’accordo però sul fatto che sia l’edizione più memetica finora?

Se misuriamo la popolarità in meme quest’anno c’è stato un exploit dell’intermedialità, ma è un processo che è in atto da tempo. Avvertiamo ora il suono di una detonazione scoppiata anni fa. È il risultato della trasformazione degli artisti in influencer. Ormai andare a Sanremo porta prestigio musicale ma anche awareness verso il proprio brand, attraverso i meme, ad esempio. Nel 2021 Colapesce è passato da 35k a 110k followers, mentre i big partecipano perché Sanremo spinge il nuovo singolo e c’è un ritorno in popolarità. In percentuale, sui social crescono molto di più gli artisti meno conosciuti, ma anche un artista popolare come Sangiovanni quest’anno è passato da 1M di followers a 1.5M dopo il Festival. L’economia degli artisti è ormai fatta poco dalla musica e tanto da altro.

Qual è il contenuto social migliore di quest’edizione?

Dal punto di vista memetico l’anno scorso era stato più potente. Quest’anno ci sono stati tanti micro momenti ma niente di eclatante. Meno roba da dominare dall’alto come media e più roba da cavalcare dal basso come fandom. Il filone meme che mi è piaciuto di più è quello in cui Mahmood non ne può più di Blanco. Una narrazione parallela fatta di spezzoni delle interviste in cui Mahmood guarda Blanco con la faccia scazzata. È molto divertente, funziona perché attinge ad un archetipo della commedia e della fiaba: il conflitto generazionale tra l’adulto e il ragazzo. Il racconto è creato in fancam e Blanco e Mahmood insieme hanno un grande potenziale memetico, se ne parlerà almeno fino all’Eurovision. I meme più di successo sono quelli che vanno oltre all’intuizione del momento e diventano un trend che dura magari tutto l’anno. Com’era stato per il filone della faccia sconvolta di Mahmood all’annuncio della sua vittoria nel 2019.

Focus: cosa vuol dire fancam?

Il fancam è uno stile di montaggio che nasce nel fandom k-pop. Le boyband coreane hanno spesso molti componenti, per questo i fan creano dei montaggi video con le clip del proprio performer preferito. Migrando in occidente il fancam è mutato nella creazione di video verticali del proprio artista del cuore, accorpando clip di vari momenti della sua carriera.

E Fantasanremo?

Fantasanremo quest’anno è entrato tanto nel Festival e nelle performance degli artisti, forse in maniera un po’ trash. I giochini al Festival non sono una novità: nell’edizione 2003 la Gialappas faceva già la reaction a Sanremo (quest’anno anche, ma su Twitch) facendo dire “situation” agli artisti sul palco, ma era una cosa per iniziati, mentre quest’anno Fantasanremo è stato super mainstream ed è entrato troppo nel racconto del Festival. Quando ogni artista deve dire “posso dire una cosa” o “papalina” non è tanto che rompe un rituale, ma che ad ogni rottura di rituale il gioco perde potenza, diventa esso stesso una routine.

Focus: la reaction

La reaction è un format in cui l’autore ha una camera puntata addosso e reagisce a cose, solitamente in tempo reale. In Italia l’ha introdotta la Gialappas negli anni ’90, mutuandola da programmi americani e inglesi degli anni ’70, sullo stile di Paperissima. Il format si è evoluto negli anni sui social, passando dal live posting alla video reaction, dai gruppi di ascolto di Sanremo con influencer che postano live su Instagram fino alle dirette Twitch.

Vincenzo Marino ha recentemente fatto una bell’analisi della reaction economy qui.

È corretto dire che Fantasanremo ha spalancato le porte della tv pubblica a certe dinamiche che si vedono su Twitch? Penso in particolare al fenomeno della gamification, per cui le scelte di gioco degli spettatori hanno spinto vari artisti a cambiare le loro performance per compiacere i fan alla ricerca del lol.

È cosi, e Fantasanremo ha avuto un inquinamento a causa di questa metadinamica. Ma non c’è molto da fare, da regolamento è possibile cambiare fino al 30% del testo della canzone direttamente sul palco. Nessuno sta violando veramente le regole. Neanche Dargen che ha detto “Ciao zia Mara” durante la canzone. Chi vuoi che squalifichino? Se Sanremo ha promesso quattro passaggi alla major, figurati se gli squalificano l’artista. Magari se ne parlerà l’anno prossimo, ma dipende da chi sarà il direttore artistico. Con il successo che hanno avuto, i ragazzi di Fantasanremo potrebbero persino puntare a farsi sponsorizzare dalla Rai! Ma portare a casa lo stesso successo l’anno prossimo sarà difficile: ogni anno ce n’è una diversa. L’anno scorso era stata vincente l’estetica Tik Tok, ancora prima quella dei videomeme, dei minivideo, delle gif…

Se Fantasanremo è stato uno dei modi che la cultura popolare ha trovato di rimaneggiare il Festival dal basso, che hanno fatto invece le media company e i brand dall’alto?

C’è stata una grande fruizione collettiva dello spettacolo televisivo e sono in tanti che hanno cercato di creare awareness per se stessi. Netflix ha chiesto ai comici di Cachemire Podcast di creare un format video per commentare le serate del Festival con vari ospiti su YouTube. Amazon Music ha lanciato un format live su Twitch e ha istruito l’AI di Alexa per dare risposte simpatiche alle domande sul Festival, Spotify ha sponsorizzato il podcast “Tutte le volte che…Sanremo Edition” delle influencer Camihawke e Alice Venturi, Fantasanremo era powered by Sky WIFI e innumerevoli brand (uno su tutti: Estetista Cinica) hanno creato dei salotti di influencer per commentare il Festival insieme via Instagram stories.

Aggiungiamo che tra gli influencer che hanno creato reaction più originali e divertenti i nostri preferiti sono stati: Edoardo Zaggia, Elena Mariani e Camihawke. Comunque grazie e auguro a te (e a tutti) di riprenderti presto dall’ubriacatura mediatica collettiva di questo Festival e ci diamo appuntamento all’anno prossimo! Secondo te cosa ci riserva il futuro?

Quest’edizione è stata la più vista dal 1995, direi che difficilmente la prossima potrà fare meglio, ma chi può dirlo! Dipenderà dal direttore artistico.

Federico è co-autore di Carosello 60×60, un volume che racconta la storia della storica casa discografica indipendente, che ha compiuto sessant’anni nel 2021 e che ha accompagnato artisti del calibro di Domenico Modugno, Mina, Giorgio Gaber, Vasco Rossi ma anche i più contemporanei The Giornalisti e Levante.

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