I 5 trend del 2019 nel digital marketing

9 Gennaio 2019 Sottosopra Comunicazione

I 5 trend del 2019 nel digital marketing

Video, realtà aumentata, A.I., chatbot: molti in questo periodo stanno facendo pronostici su quali saranno i trend digital del 2019 appena iniziato e noi non potevamo quindi esimerci da questa divertente “scommessa”.
Sulla base della nostra esperienza e studiando i trend di settore, ecco le 5 tendenze del mondo digital da seguire nel 2019 secondo Sottosopra Comunicazione.

Abitudini di consumo e mercati: tutto intorno a noi cambia letteralmente alla velocità della luce e nel campo del marketing e della comunicazione si fanno largo nuovi scenari dall’enorme potenziale.
Chiunque lavori nel digital marketing non può ignorare temi come i chatbot, l’influencer marketing, gli eSports, la social tv e la pubblicità su Amazon.
Alcuni possono sembrare scontati o addirittura superati, ma una forte dose di creatività e una comunicazione più originale possono rivelarsi decisivi per alcuni di questi strumenti di marketing.

CHATBOT

Scomparso l’effetto “novità” le persone si stanno abituando sempre più a dialogare con i chatbot che presto, da quanto rivelano gli esperti, troveranno sempre più spazio anche nelle ricerche vocali.
Oggi i chatbot sono impiegati per lo più in attività di customer care ma non è da escludere che in futuro, supporteranno i clienti anche in attività digital, come la creazione di un sito o di una landing page.
Pronti a scommettere che, seppur percepiti inizialmente come un nemico, diventeranno invece parte integrante di tutte quelle attività inerenti al web?

INFLUENCER MARKETING

Possiamo ormai tranquillamente affermare che l’influencer marketing ha raggiunto il suo picco massimo: terminato il periodo in cui tutti si improvvisavano esperti del settore, oggi per realizzare progetti degni di nota tra brand e influencer occorre sempre maggiore professionalità. 
Tre i punti chiave da non dimenticare quando si tratta di influencer marketing:

1) ingaggiare attori affini al vostro pubblico di riferimento, perché mai come ora affinità è sinonimo di qualità: studiare quindi gli influencer e il loro target e capire se e come possano essere in linea con il brand col quale dovranno collaborare;

2) tenere in considerazione nuove metriche di misurazione per verificare l’efficacia di una campagna oltre a quelle più utilizzate (traffico al sito, etc), come menzioni online, composizione demografica dei follower ed engagement. Ciò consentirà di misurare con precisione e non a spanne, il ritorno dell’investimento e comprenderne la reale efficacia. 

3) meno macro, meno mega, più micro.
Sembra uno scioglilingua, in realtà a detta di molti è la via da intraprendere quest’anno: scegliere micro-influencer al posto di big da milioni di follower ma da migliaia di euro. 
Engagement e trust alla base di tutto: scegliere un micro-influencer è la strada giusta per coinvolgere un pubblico sempre più esigente.
I micro-influencer sono spesso persone comuni, capaci di diffondere un messaggio e trasformarlo in virale attraverso la loro rete di contatti, poiché più credibili e a volte più creativi rispetto alle varie Chiara Ferragni & Co.

TWITCH

Dentro gli stadi o in streaming poco importa: oggi circa 200 milioni di persone seguono i tornei di videogame e vengono definiti “eSports enthusiast”.
Quello degli eSports è un mercato in continua ed enorme crescita, e Twitch, la piattaforma di proprietà di Amazon, oltre a vantare un numero incredibile di iscritti, è diventata ormai un vero e proprio social network. Gli “streamer” giocano live ai videogiochi e chiacchierano con i propri follower un numero infinito di ore ogni giorno.
Per alcuni brand, soprattutto quelli di settore, investire in adv, stringere partnership o creare contenuti all’interno degli stream di questi utenti seguiti da milioni di persone è un’occasione d’oro da non lasciarsi sfuggire.
Ciò non toglie che anche aziende lontane dal mondo dei videogame possano approcciarsi a Twitch e al suo pubblico (età media 21 anni) per incrementare il proprio business e ingaggiare un target altamente profilato.

SOCIAL TV

Netflix, forse preoccupata per l’imminente arrivo di Disney+ (il nuovo servizio di streaming on demand che debutterà quest’anno), ha iniziato a sperimentare, secondo la CNN, l’inserimento di pubblicità tra un episodio e l’altro su campioni randomici di utenti.
La IGTV di Instagram, seppur ancora poco esplorata presto prenderà piede, così come Facebook Watch, disponibile per ora solo da mobile e piuttosto limitata al momento in Italia (non è possibile per esempio acquistare serie come negli Stati Uniti).
Presto la rete eguaglierà la tv in termini di ore spese a guardare video e i brand si troveranno a investire sempre più in formati come gli “ads break”.
Anche qui, creatività e originalità avranno sicuramente la meglio su contenuti banali o poco innovativi. La sfida è aperta.

AMAZON

Google lo sa, Google sa tutto. Quindi sa anche quanto Amazon stia diventando sempre più pericoloso come suo antagonista e nuovo motore di ricerca.
Secondo Engagel’80% degli inserzionisti di Amazon prevede di aumentare le spese sulla piattaforma nel corso del 2019. Tra questi, il 20% ha in programma di incrementare i propri budget Amazon del 50% o più”.
Amazon Advertising Platform (la classica pubblicità display) e Amazon Marketing Services (sponsorizzazione di prodotti tra i risultati di ricerca di Amazon disponibile solo per chi vende sulla piattaforma) attireranno nel 2019 sempre più brand, decisi a investire in adv. 
SEO e strategia keywords (come nei Google ADS) diventeranno quindi fondamentali e necessari anche su Amazon.
Ed è già ora di mettersi al lavoro.