20 Febbraio 2008

Fidel Castro si dimette.


La lettera.

L’ho letta in spagnolo, e non ci ho capito granché. L’ho letta in italiano, lentamente. Sotto le parole e i sentimenti forti di una lettera di dimissioni dopo mezzo secolo di dittatura, intravedo diversi punti interrogativi. Sui propositi. Sui sinceri toni con cui descrive il voto democratico del ’76. Sulla ricorrente parola Rivoluzione che porta con sé una patinatura d’altri tempi e suona anacronistica. E poi lo stile, mi sorprende! Umano. Di getto (o quasi). Lo stile di una vera lettera scritta a penna e un po’ sbavata. Pensieri liberi – visto che è l’unico uomo libero a Cuba!. Forse manca quell’accento politichese denso di immodestia a cui siamo abituati noi. Non traspare il meccanicismo da “manuale del buon politico”.

Bellissimo il commento di Franco Venturini su corriere.it

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