E tu, sai cosa vuol dire “busta de fave”? – Modi di dire romaneschi

13 Febbraio 2019
Posted in Sottosopra
13 Febbraio 2019 Sottosopra Comunicazione

E tu, sai cosa vuol dire “busta de fave”? – Modi di dire romaneschi

Il dialetto romanesco è tra quelli più simili all’italiano, tanto da esser considerato il più delle volte una parlata o un accento anziché un dialetto vero e proprio.
Nel dialetto romanesco sono parecchie le forme idiomatiche e le esclamazioni pronte all’uso: alcune di queste sono davvero divertenti e bizzarre. 
Sensi figurati, metafore, doppi sensi a volte voluti, altri meno: alcuni detti non lasciano troppo spazio alla fantasia, altri necessitano di qualche spiegazione per essere compresi, certo è che che molti romani spiccano per le brillanti doti di oratoria (Cicerone docet!) e la simpatia a volte fuori dal comune.
Alcune parole di origine romana sono entrate nel gergo di tutti, nord o sud poco importa: “coatto”, “accollo”, “sti cazzi” (spesso utilizzato impropriamente), sono parole che tutti utilizziamo.
E ancora, termini come “pungicare”, “tassinaro”, “paraculaggine” sono stati inseriti nel dizionario Treccani.

Con l’entrata di Giorgia – romana di nascita e milanese di adozione – qui in Sottosopra Comunicazione, oltre a parole ormai di uso comune, abbiamo scoperto parecchi epiteti e detti romani che ci hanno incuriosito.
E visto che pur sempre di una forma di comunicazione si tratta (famose le campagne di M&M’s e easyJet in dialetto napoletano di qualche anno fa) abbiamo deciso di raccogliere in questo articolo i più divertenti, con l’obiettivo di aggiornarlo ogni volta che Giorgia se ne uscirà con nuove espressioni curiose. 

La prima, fondamentale regola da chiarire però, prima di proseguire, è l’uso improprio che si fa molto spesso dell’espressione “sti cazzi” che in romano significa “non mi interessa, chissene importa!”.
Al Nord soprattutto, questa espressione invece è usata come esclamazione di meraviglia, come “Accidenti!” o “Caspita!” che in realtà per i romani equivale a “Me cojoni!” (da non confondere con “me stai a cojonà”, che significa invece “mi stai prendendo in giro”).

Ora che abbiamo sbrigliato questa importante matassa che spesso divide Roma dal resto d’Italia, partiamo con le espressioni più bizzarre e divertenti del dialetto romanesco.

1. A chi tocca, nun se ingrugna
A chi capita qualcosa di sfortunato/scomodo, non si arrabbi e non metta il broncio, tanto prima o poi toccherà a tutti.

2. Levare la sete col prosciutto
Fare qualcosa che aumenta il danno che si intendeva evitare.

3. Busta de fave
Persona poco avvenente fisicamente.

4. Ma che t’asciughi li capelli co’ ‘a carta de ‘a pizza
Accusa mossa nei confronti di una persona con capelli particolarmente grassi.

5. Nun te ripiji manco co’ ‘na cinepresa
Dicesi di persone particolarmente triste o mal ridotta.

6. Battere i pezzi
Fare la corte a qualcuno.

7. Nun me te filo de pezza
Non ho nessun interesse che il nostro rapporto prosegua.

8. Strappona / Smandrappona / Smandracchiona
Ragazza di facili costumi.

9. Sei ’n ciocco de legno/de tufo
Le tue capacita intellettive risultano limitate.

10. Fare la fine der sorcio
Rimanere intrappolati in un luogo chiuso, senza possibilità di fuggire.

11. Stai a sgrava’
Il tuo comportamento è esagerato e sconsiderato.

12. Je pesa er culo
Dicesi di persona notoriamente pigra.

13. C’hai le chiappe chiacchierate
Si vocifera tu sia omosessuale.

14. C’hai più culo che anima
Sei veramente fortunato!

15. Sì te pijo te sdrumo
Se hai a cuore la tua salute, evita di passarmi accanto.

E se qualche romano “all’ascolto” vuole integrare con altri modi di dire nei commenti, è il benvenuto!